Posts by nadiolinda

facciamo qultura

non so voi, ma io non ne posso più di alitalia. e chissenefrega, scusate tanto. ci sono un sacco di aziende che chiudono e falliscono e altre che vanno benissimo eppure lasciano a casa persone già in difficoltà nella più totale indifferenza.
e non ne posso più io, ascoltatrice di radio24, di sentire dipendenti e pensionati alitalia che parlano del loro lavoro come se fosseri i medici senza frontiere.
basta. che palle.
non voglio pagare i debiti di una compagnia fallimentare. anzi: pretendo che i registri finiscano in tribunale e che saltino fuori le responsabilità penali. eccheccazzo.

scusate lo sfogo.
il titolo del post si riferisce davvero a un po’ di qultura con la Q come qualità.
sabato scorso, per OrienteOccidente, il festival di danza contemporanea e relative contaminazioni che si tiene ogni anno a Rovereto, ho assistito alla produzione di Vandekeybus insieme alla compagnia Ultima Vez.

SPIEGEL è uno spettacolo incredibile, che raccoglie oltre ventanni di lavoro di un coreografo che è prima di tutto un artista onnivoro.
sul palcoscenico, vuoto, con un fondale rosso, entra lui, come un cavallo ibizzarrito. e lo è davvero, quando crea: sospende i suoi danzatori tra il sogno e il delirio, combinandoli in oltre 90 minuti di sforzi fisici all’estremo. donne e uomini lottano, si inseguono, saltano, creano il ritmo della loro danza o si fondono con le musiche di David Byrne, Marc Ribot, Thierry De Mey, un tappeto sonoro da sentire nelle viscere.

vedere oggi uno spettacolo di danza contemporanea, significa assistere al’ultima vera manifestazione di arte generosa.
un danzatore non ha altro mezzo di espressione se non il proprio corpo. è dunque completamente esposto nella sua fisicità e vero, poiché ogni volta danza con un’energia diversa, nuova.
dalla danza contemporanea, che è nata per contrastare le regole e l’ingessatura della classica e per esprimere molto più che i tormenti del melodramma, attingono a piene mani tutti i linguaggi mediatici che conosciamo: il cinema, la pubblicità, l’estetica della comunicazione.
la fisicità della danza e la necessità di conoscere per apprendere dei ballerini, sono ancora il tramite attraverso cui le culture si confrontano e si mescolano.
Vandekeybus ha un’energia che è fiamminga e una passione che è mediterranea.
le sue macchine sceniche sono prove di forza, lotte instancabili; coreografie di contact.dance così coinvolgenti ed estreme che riescono a restituire perfettamente l’attrazione e la forza che sempre ha il contatto con l’altro, anche nella vita.


e vedere la danza contemporanea fa bene anche per ricordarci che abbiamo un corpo, perfetto nella sua fisicità, forte quando viene utilizzato, bello se è un corpo vero, fisico, che si muove nel mondo con una dignità che è solo sua.

psicologa? …no, impicciona.

stamattina è uscito un bell’articolo su BresciaOggi che ‘lancia’ (non dalla finestra…) la mia posta del cuore. la tengo a partire da domani su BresciaWeek, un settimanale che è distribuito su Brescia e provincia.
se state cazzeggiando, potete leggerlo cliccando sulla figurina …che mi rifiuto di chiamare thumbnail !!

pubbicherò anche sul blog le risposte della rubrica. da quando è uscito il libro, ricevo molte mail che mi chiedono consigli di cuore. io che mi sono sempre vantata di non capire una fava di relazioni e di essere la peggiore morosa che si possa incontrare, mi ritrovo a fare da consigliera. come dire: il peggio può sempre aggravarsi.
comunque, stamattina la mia barista legge il giornale e mi riconosce. chissà come ha fatto: quell’autoscatto in stile cyrano de bergerac l’ho fatto anni fa…
e insomma, mi riconosce e mi fa un sacco di domande, per appurare il fatto di non aver fatto pagare un cappuccio due euro a una ‘famosa’. io me la tiro un po’, sognando già colazioni omaggio. ma poi, mentre mi allunga lo scontrino, mi chiede:
– ma come mai tieni queste rubriche? sei psicologa?
io leggo dueeuroeventi sullo scontrino, mi si azzera il sorriso, estraggo le monete e ribatto:
– no, signora, sono una semplice impicciona. mi piace farmi i cazzi degli altri.

et voilà!
perché la classe è classe.
buongiorno a tutti!

ci tengo a ringraziarvi

ieri ero veramente abbattuta.
ci tenevo a ringraziarvi, amici virtuali, perché mi avete riempito di abbracci e di ‘ci sono passato anch’io’ e anche ‘ti capisco’.
oggi, sul sito della sua creatura, che è un gatto terribile e si chiama MAOW, un caro amico mi ha fatto trovare una sorpresa che mi ha commosso.
oggi sto meglio, naturalmente.
ho un po’ di nostalgia nelle piccole cose di tutti i giorni, quando la mia gatta mi faceva compagnia a modo suo. è stata una buona scelta e ne sono ancora convinta.
domani starò ancora un po’ meglio.
anche grazie a voi.

sinceramente, di cuore.

Tappo meritava di morire

di solito cerco di non scrivere cose troppo personali.
a meno che non comportino riflessioni interessanti e generali, mi astengo dall’utilizzare il blog come surrogato di una smemoranda.
però oggi sono molto triste. e la mia vita virtuale partecipa della mia vita reale con un peso non indifferente. perciò, mi prendo il permesso di essere triste anche qui.

poco prima delle 11, questa mattina, la mia micia, che si chiama Tappo, è morta.
avevo scelto quel nome perché mi faceva ridere.e poi perché lei ha imparato subito a riconoscere i suoni. così, potevo anche chiamarla ‘tappo, tappo’ o ‘brutta puttana’ e lei arrivava trottando tutta baldanzosa sperando in un rabbocco di croccantini. era una gattina bellissima, tutta bianca bianca con le finiture rosa sulla punta delle orecchie e sulle zampotte. era giocherellona e affettuosa e, alle volte, incredibilmente intelligente.
agli inizi di aprile aveva compiuto 3 anni.
era ammalata, come succede spesso ai gatti bianchi, che sono bianchi proprio perché hanno qualcosa che non va nel loro dna. dopo cinque biopsie, antibiotici continui per mesi e cinque iniezioni di cortisone, continuava a peggiorare.
le si facevano piaghe intorno al muso e sulla pancia. lei si grattava e dopo poco diventavano carne viva.

le analisi dicevano che non aveva nulla.
nemmeno gli anticorpi.
ne abbiamo parlato a lungo, col veterinario. continuando con gli antibiotici e il cortisone, potevamo essere fortunati e si sarebbe stablizzata. lei avrebbe sofferto, anche se non si sarebbe lamentata. e io mi sono chiesta se le facevo del bene o, in verità, la torturavo pur di non restare senza la sua compagnia.
e alla fine ho scelto quello che era meglio per lei, perché un animale non può capire la differenza tra cura e accanimento.
farla morire è stata una scelta responsabile, mi dico.
non sarebbe migliorata.
avrebbe sofferto.
sempre e solo peggio.
si è addormentata tranquillamente e poi è morta. se c’è un paradiso per i gatti, lei chiederà un menù fisso di sgombro ai ferri, hamburger, grasso di prosciutto, fagiolini arrosto e biscotti bresciani.

tutto questo, unito alla mia razionalità e al mio buonsenso, non mi impedisce naturalmente di essere molto triste. chiedo scusa se queste righe conterranno degli errori. faccio fatica a scrivere.
è solo che mi mancherà la mia puttanella bianca, pisciona e miagolosa.
mi mancherà un sacco.

rassegnata per la stampa

ricevo spesso richieste di leggere manoscritti, scritti, racconti, post.
se posso, lo faccio. e cerco anche sempre di dare consigli ed essere gentile e costruttiva. in qualche modo, sono incoraggiante. e non ho problemi a considerare che siamo in tanti a scrivere e che ci sono molte persone che hanno cose da dire e sanno scrivere bene.

siccome c’è il mio indirizzo mail in chiaro sul sito, ricevo molto materiale. da quando ho un minimo di visibilità, ossia da febbraio 2008, ho ricevuto (diciamo) circa una ventina di scritti di varia natura da analizzare. di questi, almeno 5 erano validi per contenuto o stile. di questi, due erano validi in toto. dunque, la percentuale di cose valide che ho letto si aggira intorno al 10%.
pensavo che è una buona percentuale, tutto sommato. il che relativizza ancora di più il mio concetto di ‘brava sulla carta’. questo mi aiuta moltissimo a ribattere a chi mi dice che ogni tanto dovrei tirarmela un po’ di più.

il mese prossimo, a un festival, farò un incontro con dei ragazzi delle scuole, li premierò per un concorso letterario e chiacchiereremo di editoria.
la prima cosa che gli dirò, sarà senz’altro che saper scrivere bene non vuol dire niente. bisogna anche avere qualcosa da dire, dirlo in modo chiaro, sapersi mettere da più lati quando si comunica e continuare a confrontarsi con tutti, altri scrittori e i lettori.
e poi gli dirò di non tediare con inutili richieste di attenzione ogni persona che ha pubblicato. di tutti gli scritti che mi son arrivati, oltre l’ottanta per cento non c’entra con me, con quello che scrivo io. dunque, a parte un giudizio, non posso aiutare queste persone. e mi sono pure beccata della stronza, guarda un po’. c’è chi legge per mestiere: si chiamano editor.
questo per il prossimo che mi chiederà di leggere un suo piccolo raccontino su myspace, insistendo con messaggi giornalieri a cui, prima o poi, risponderò davvero a tono.

nel frattempo, per essere ancora meno selfpromoter su myspace, ho dirottato la mia cartella stampa al link collegato al banner qui sotto, che c’è anche nel mio profilo.
è necessario mettere un po’ di ordine.
il web offre non solo spazio a tutti, ma da anche la possibilità di raggiungere chiunque. questo comporta una maggior discrezione e, soprattutto, una grande umiltà. nel calderone, siamo tutti gli stessi. il divismo da web è una sòla.
e al tizio che da giorni mi scrive ‘ti piaccio’, ‘vuoi conoscermi’, ‘cosa ne pensi di me’ ho fatto il malocchio: gli cadranno le palle al prossimo click!

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Intervista su Comunitazione

Intervista apparsa su Comunitàzione
di L. Gorini
potete leggere l’originale a questo link

Nadiolinda: vi racconto io come vogliono amarsi i giovani d’ oggi
di laura gorini

L’autrice bresciana di Se non ti piace dillo. Il sesso ai tempi dell’happy hour si svela a Comunitazione

Nadiolinda è una giovane scrittrice bresciana.
Acuta e spredigiudicata come poche
ha deciso di dare sfoggio delle sue esperienze
in campo amoroso nel suo primo romanzo,
edito da Mondadori.

Nadia perché scrivere un romanzo dal titolo “Se non ti piace dillo. Il sesso ai tempi dell’happy hour”?
La nascita di questo libro è stata quanto mai casuale. Io avevo voglia di scrivere come le vedevo io queste relazioni da inizio millennio: caotiche, disordinate, ansiose, insoddisfacenti. Avevo voglia di guardare un po’ più in là e cercare un punto di inizio che potesse fare un po’ da bandolo della matassa.Fuori di metafora, la domanda a cui ho cercato di rispondere è stata: come abbiamo fatto a ridurci così? Senza giudicare nessuno, ho cercato di ironizzare su tanti comportamenti che spesso ci si porta addosso; come un vestito che magari è alla moda, ma non ci valorizza come vorremmo.Volevo che ognuno si riconoscesse per poter ridere di sé e, magari, avere un momento di riflessione su cosa vuole davvero dalle relazioni e dall’amore.

Credi veramente che ci sia un legame tra il sesso e l’ora dell’aperitivo?
L’happy hour è un veramente un luogo metafisico, nel senso che non esiste.
E’ un limbo, un purgatorio, un luogo in cui si attende qualcosa di migliore o di peggiore e in cui, però, non si può star fermi.
Si mangia, ma non si cena. Si brinda, ma non ci si ubriaca. Si sta insieme, ma non perché duri.

I ragazzi di oggi dunque sono più propensi a cercare una storia di una notte piuttosto che una storia seria e duratura?
Non è così semplice. Le storie durature, che immagino tu identifichi come ‘Il grande amore’ non è per tutti. Nelle relazioni entrano in campo la statistica e la fortuna.
Per avere una relazione decente devi passare centinaia di incontri pessimi e decine di appuntamenti disastrosi o di basso livello.
Perché una di queste relazioni sia un amore che dura una vita devi avere una fortuna smaccata. E, comunque, non è detto che un grande amore possa trasformarsi in una convivenza serena o in un rapporto soddisfacente: a volte ci si ama pazzamente, ma stare insieme diventa impossibile.

Nel tuo romanzo parli per lo più di sesso e non di amore. Credi che ci sia una così netta differenza tra i due?
Il sesso è difficile da gestire: quando si è nudi in un letto, si diventa nudi anche con l’anima.
E lì è necessario ancora di più essere sinceri, con se stessi e con l’altro.
Capita di avere fantasie sessuali che il partner non condivide o disapprova addirittura e allora il sesso può diventare davvero un problema.Così come spesso l’intimità viene usata per catalizzare o risolvere i conflitti. Insomma: al sesso si chiede spesso di essere quello che non è.
Io credo che la conoscenza del piacere e l’appagamento sia un percorso personale, da svolgere lungo tutta una vita. E che è necessario essere tolleranti e comprensivi, senza giudicare a priori. La libertà e l’autocoscienza sono ancora un traguardo da raggiungere per molte persone. E di certo, il bombardamento mediatico di modelli fuorvianti non aiuta.

In molte foto sul tuo My Space ( www.myspace.com/nadiolinda) ti fai ritrarre in pose sexy e seminuda. Non ti imbarazza posare senza veli?
Cara mia: su Myspace io sono un’educanda! Ci sono avatar così espliciti –e quasi mai maggiorenni- che riescono ad essere davvero imbarazzanti. A me vien voglia di conoscerli per chiedergli se anche nella loro vita reale vanno in giro così. Con le fotografie, in effetti, gioco spesso sulla seduzione, che non è mai esplicita. Molte foto me le scatta il mio fidanzato: quelle davvero private e sexy rimangono chiuse a chiave nel cassetto.

In generale cosa ne pensi delle giovani che oggigiorno sono pronte a tutto pur di sfondare nel dorato mondo dello spettacolo?
La micronotorietà è un fenomeno diffusissimo, arrivato con i reality ai massimi livelli.
Ma poi c’è una cosa che si chiama ‘mestiere’ che è fatto di lavoro, studio, applicazione, gavetta, umiltà. E quello sono in pochi a poterlo fare.
E dovremmo parlare del perché molte donne -ma anche uomini, non credere!- sono pronte a tutto.
Quando nacquero le prime vallette, anni fa, un noto presentatore (credo Arbore, ma non ne sono sicura) ebbe a dire che facevano la stessa funzione del cestino della carta straccia: portavano la busta al conduttore intatta e la riportavano via rotta. Ma la migliore l’ho sentita dalla mamma di una letterina, che quando la figlia le ha detto che ‘ce l’aveva fatta’, ha sentenziato: ‘A me sembra solo che ti sei fatta togliere le mutande da tutta Italia’. La mamma l’ha vista giusta!

Il tuo romanzo inizia con una scena piuttosto forte: tu che abbandoni il tuo fidanzato storico in autogrill in una maniera poco ortodossa. Ma nella vita, se non erro, sei felicemente fidanzata. La domanda dunque nasce spontanea…Quanto c’è di autobiografico nel testo?
Io sono diversa da quello che scrivo, ma in quello che scrivo, ovviamente, ci sono anch’io. La storia di ognuno non interessa a nessuno.
Se si scrive per parlare di un tema comune, è bene creare una situazione di vita in cui in molti possano riconoscersi e ritrovarsi, che assomigli a ognuno senza calzare a nessuno.
Si: il fidanzato ingegnere l’ho piantato in malo modo.
D’altronde, eravamo a una situazione terrificante: anche se non ho voluto tediare tutta Italia con la nostra penosa relazione, questo non significa che lui fosse davvero uno “stronzo” e che stare con lui mi ha insegnato esattamente cosa non voglio mai più in una relazione.
Mi hanno scritto diverse lettrici dicendomi che anche loro hanno avuto rotture simili alla mia, durante viaggi in moto.Perciò, uomo, se vuoi far felice la tua donna e rimanere fidanzato, vattene in moto con chi vuoi, ma in vacanza solo su quattro ruote!

Nadia nella vita reale com’è? È molto differente da Nadiolinda?
Non direi: io scrivo come parlo; e parlo come mangio.
E mi piace molto il piccante.
Nadiolinda è un bel personaggio, che è doppio, come me.
Ha momenti di riflessione, ma per lo più si diverte a dissacrare.
Nadia è sostanzialmente più analitica, più riflessiva.
E’ Linda la vera festaiola, che sa sempre come sdrammatizzare.
Nella vita, io sono un gemelli ascendente bilancia: essere doppia fa parte di me.
E Nadiolinda, in fondo, sono io, con tutte le mie contraddizioni.

A proposito perché questo nomignolo?
Un soprannome nato per caso da una collega di lavoro.
Anni fa, quando lavoravo in università, un giorno mi chiama la mia collega Piera e mi dice: ‘Ciao Nadiolinda. Come stai?’. Lei era felice e di buon umore e questo soprannome ha messo di buon umore anche me.
Me lo sono sentito immediatamente mio, da subito.E da allora siamo inseparabili.

E ora dopo un romanzo così “hot” che cosa possiamo e dobbiamo aspettarci da Nadiolinda? Come sarà il tuo prossimo romanzo?
Qualche chicca in merito?Ci sono molti progetti in cantiere, quasi tutti sull’orlo di diventare reali. Un romanzo, un libro a quattro mani con un amico giornalista, dei racconti e forse una raccolta dei miei articoli su Grazia, su cui tengo una rubrica dal titolo ‘Il sesso a tempi dell’happy hour’, per l’appunto. Più di così non posso dire, ma prometto di aggiornare il sito e i miei spazi web con ogni novità!

questione di natura


ci sono molti modi per fare vacanza, ma un solo criterio per sceglierla. ovvero: sapere che il nostro tempo è nostro davvero e, quindi, usarlo per quello che ci piace fare di più. a parte le battutine e le interpretazioni più o meno ambigue, ci siamo capiti. e infatti, poi la vacanza viene un po’ da sé.
e c’è da dire che, di anno in anno, modifichiamo gradualmente la nostra voglia e il nostro trend vacanziero fino a raggiungere di solito una lui maturità e uno standard che proseguirà fino al pensionamento. insomma: dimmi che vacanza fai e ti dirò chi sei. più o meno.
poi ci sono quelli come me, che non hanno soldi. allora, quello che vorrebbero fare davvero, lo rimandano a periodi in cui il golem del mutuo non avrà più alcun potere su di me [piccola citazione indiretta per i cultori di Labyrinth, n.d.a.]. ci si adatta. e devo dire che le vacanze così, fatte al momento e senza grosse aspettative poi si rivelano spesso le migliori. e insomma ha ragione l’amico che mi scrive:

Il punto è forse che, ciò che chiediamo non è sempre quello che desideriamo davvero e di rado è ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Ed allora è facile trovarsi a vivere vite diverse da quelle che vorremmo.

la mia vacanza è stata segnata dagli amici e da una ricerca di responsabilità.
mi è piaciuto farmi ospitare. è stato bello per tutti. sono una brava ospite: non rompo i coglioni e mi godo l’ingresso nella vita altrui come un bel regalo. d’altra parte, penso spesso che mi piacerebbe condividere con persone a cui voglio bene la mia vita quotidiana. niente di che, piccole cose. ma che poi sono io, in effetti.
gli amici che mi hanno ospitato li frequento poco e la vacanza è diventata l’occasione per stare insieme davvero. ora, a rivederli, ripartiremo sempre da lì, da una condivisione profonda, che non risentirà più del tempo e della distanza. vivere insieme è un’altra dimensione.
in più, la loro compagnia mi ha aiutato perché non riuscivo capire dove non funzionava il romanzo a cui sto lavorando. gliel’ho chiesto, ovviamente. e mi hanno raccontato le loro storie, così simili ad alcuni personaggi. in qualche modo, mi hanno aperto la strada che non riuscivo a vedere.

la seconda luce della mia vacanza è stata una coscienza e una responsabilità personale sempre più profonda. esistono risorse che noi consideriamo scontate, ma a cui la maggior parte del pianeta non ha accesso. non è questione di soldi. ha ragione baumann quando definisce la società consumistica come produttrice di rifiuti di ogni tipo, soprattutto umani. ci sono vite che non vengono considerate degne. ed è su questo gap che si costruiscono spesso molti dibattiti, che io trovo aberranti in partenza, ma che paiono sempre più, nel sentire comune, scontati o ispirati al ‘buon senso’. mi piacerebbe ogni tanto sentire discorsi ispirati alla tolleranza o a valori universali paritari, di umanità, di solidarietà.
e poi ci sono risorse che sono preziose e che sottovalutiamo costantemente.
ad esempio, ogni italiano consuma in media 215 lt di acqua al giorno.
è una cifra spaventosa.
ero ospite da amici a casalbordino, dove il comune e la regione spengono regolarmente l’acqua a sorpresa ai cittadini, nel periodo estivo. è un problema dell’acquedotto che perde. ma, soprattutto, l’acqua viene spenta agli abitanti e lasciata alle strutture turistiche.
‘perché i turisti pagano’… certo, come ho fatto a non considerarla subito una ragione valida…

girando curiosa, più in là, sulle sponde del lago di bolsena, ho trovato una piccola libreria dove la proprietaria la pensa come me. e aveva una cosa favolosa: noci lavatutto. una noce che cresce in nepal e che, nel guscio, contiene saponina.
si utilizzano circa 3 noci, spezzettate, per 2/3 lavaggi. si lava a 40°. se si vuole il bucato profumato si utilizzano gocce di olio essenziale e poi, semplicemente, le noci si buttano via.
io le ho provate e funzionano.
è una buona cosa perchè non sono tossiche, non danno allergie, sono completamente biodegradabili. per chi si fa i conti in tasca, con 16€ circa (pari a 1 kg di noci) si fanno 200lavaggi (contro i 5€ minimo per i detersivi da 30 misurini) e, soprattutto, non ci sono residui dannosi nella lavatrice.
potete trovare le noci lavatutto qui.

insomma, pare che io abbia fatto 3000 km in giro per capire quello che mi dice sempre la Paola: la natura ha già tutto quello che ci serve.

Intervista su SickGirl

Intervista apparsa su Sick Girl
di B.Baraldi
potete leggere l’originale a questo link

Un’intervista bollente non poteva inserirsi che in questo agosto infuocato. Le nostre chiacchierate letterarie continuano con Nadiolinda, blogger ma non solo, odia il sugo di pomodoro e ha il vizio delle scarpe. Da luglio cura una rubrica sul sesso sul settimanale Grazia. Leggo dal suo myspace che si è fermata a 27 anni, una bella età, non c’è che dire. Ha scritto un libro: Se non ti piace dillo – il sesso ai tempi dell’Happy Hour (Mondadori). Ma conosciamola meglio.

1-Come è nato il tuo libro? C’è stata l’idea scatenante da cui tutto è partito?
All’inizio è stato un gioco, poi quasi una missione. Con una faccia tosta incredibile, ho provato a proporre al direttore di un magazine molto noto una rubrica in cui volevo raccontare come vedevo io le relazioni della mia generazione. Avevo voglia di fare un po’ di ironia sugli atteggiamenti che spesso si indossano per sentirsi più sicuri e che, invece, spesso non ci calzano proprio e sono la causa dei nostri maggiori fallimenti, in amore come in altri campi. Così, ho cominciato a scrivere. La risposta è stata: molto divertente, ma non c’è spazio per te. E così, ho aperto il blog. Da lì, sono stata letta e contattata: pare che sulle relazioni ci vedessi giusto. E forse avevo trovato al chiave per dissacrarle un po’ senza offendere nessuno.

2-L’importanza del sesso, consigli, strategie ma anche disavventure. Tutto quello che racconti è autobiografico?
No, figurati. Io sono diversa da quello che scrivo. Credo che la storia di ciascuno non interessi a nessuno. L’interesse di un libro sta nel ‘sembrare’ autobiografico abbastanza da potercisi riconoscere ma non identificare. Ovviamente, in un libro uno ci mette la vita così come la vede. Ma poi è bello mantenere un piano di iper-realtà, in cui ognuno sia libero di trovare qualcosa di sé o anche di non essere d’accordo. E’ un po’ come nella pubblicità: deve assomigliare alla vita quel tanto che basta a cogliere i punti salienti, quelli che fanno ridere o commuovere, che sono interessanti o ridicoli; le storie che appartengono a tutti ma che nessuno si augura di vivere mai in prima persona!

3-Il tuo libro è narrato come fosse un blog, non ci sono le maiuscole e il linguaggio è colloquiale e giovanile. La scelta narrativa vuole in qualche modo favorire l’immediatezza?
Come col pomodoro, io sono allergica alle maiuscole. Eliminarle è stata una scelta molto discussa con il mio editore. Ma alla fine ha vinto il tentativo di restituire un flusso di pensiero continuo, quasi caotico, un ritmo di scrittura che potesse fotografare un ritmo di vita che è proprio delle relazioni usa-e-getta. Allo stesso modo, il linguaggio è spesso colloquiale, anche troppo, proprio per mantenere questa sensazione di specchio della realtà. Insomma: io scrivo come mangio.

4-Cito le tue parole:quando si vuole un uomo vale la pena di dirlo e di accettare un eventuale rifiuto. Quello che si deve smettere di fare sono gli interminabili giochini e giochetti di tira e molla. Tanto poi si finisce tutti nudi. Niente corteggiamento per arrivare subito al sodo, quindi? O è una sorta di provocazione?
Il corteggiamento è necessario, ma bisogna saperlo fare. Quello che metto in campo con questa provocazione sono gli stereotipi, quelli che ti insegnano nei film, dove lei sbatte le ciglia e sculetta un po’ e crede di aver fatto la sua parte per conquistare un uomo. La verità è che i sabati sera sono pieni di persone che muoiono dalla voglia di avere una storia e che, però, tornano a casa da sole. Da qualche parte, il cerchio non si chiude. Dunque, quello che insegnano i film e la pubblicità forse non funziona come dovrebbe.

5-Consigli per difendersi dal masficafighe.
E’ molto facile: pretendere di essere trattate con attenzione, come se foste uniche. Il collezionista di donne applica pratiche generiche a ogni preda. Bene: chiariamo subito che non siamo prede, ma persone! Dopo di che, invitiamolo a farsi un giro e guardiamoci intorno: ci sarà sicuramente qualcuno di meglio.

6-La tua storia comincia dal giorno in cui hai mollato il tuo ex in autostrada, lui si è sposato e tu sei felicemente single. Cosa rifaresti e cosa non rifaresti mai potendo spostare le lancette indietro e rivivere questo periodo così denso di avventure?
In effetti, la cornice del libro è la parte più autobiografica. Tornando indietro, non sprecherei nove mesi con una persona così sbagliata per me. Ma non posso rinnegare nulla, perché sono soprattutto le relazioni sbagliate quelle che ti fanno crescere. Sempre che si riesca a uscirne. Diversi lettori e lettrici mi hanno scritto dicendomi che la mia storia li ha aiutati a fare il punto: molti hanno rotto una relazione negativa; e tutti, in qualche modo, sono cresciuti un po’ di più. Ne sono orgogliosa: mi sento un’amica con cui si sono potuti confrontare. Anche a questo servono i libri.

7-Tra i single comandamenti che hai siglato, quale consideri il più importante?
Sicuramente il decimo: ‘Si può sempre dire di no. Magari, però, è meglio pensarci cinque minuti prima’. E’ la regola base del rispetto, per sé stessi e per gli altri. A volte le persone dicono di ‘essere state usate’, soprattutto nel sesso; ma la verità è che, in un clima di libertinaggio e di spavalderia, spesso facciamo cose che non ci sentiamo di fare. Dunque, meglio prima chiarirsi con sé stessi e poi cercare di star bene, da soli o in compagnia.

8-Dalla tua esperienza meglio un meraviglioso rapporto cerebrale e sesso tiepido o viceversa?
Ah ah ah: questa è una domanda trabocchetto, tipo quesito della sfinge. Nessuno dei due, naturalmente. Però è anche vero che quando ci si vuole molto bene, ci si impegna di più per funzionare anche a letto. Mentre un compagno di merende difficilmente si trasforma in un fidanzato, se non scatta quel ‘qualcosa in più’. Comunque, io sono una golosa: amore folle e sesso da urlo!

9-Il mangiacamicia, lo stronzo, l’ometto-kinder, e ancora l’uomo guru, l’uomo ottimo su carta. Il tuo modo divertente e provocatorio di siglare gli uomini. Da quale categoria guardarsi di più?
Da tutti: ragazze, non credete quando vi dicono che gli uomini validi non ci sono. è una bugia per abbassare le aspettative. Un vecchio proverbio delle mie parti dice che quando mangi m##@da, dopo un po’ anche il fango non sembra cattivo. Sbagliato! Se anche il mercato è in crisi, non bisogna abbassare la domanda. Cercatene uno che vi vada bene. Tanto, quando ci si innamora, i difetti non si vedono mica tutti e subito.

10-E per finire l’intervista dicci qualcosa di sick.
Con le storie, bisogna divertirsi, senza farsi troppi problemi, e cercando quello che più ci fa stare bene, qualunque cosa sia. In un articolo che ho scritto sul BDSM ho riportato la lettera di una donna che ha scritto: ‘Ho scoperto che mio marito pagava per farsi prendere a calci nelle palle due volte a settimana. Bastava che lo chiedesse a me e l’avrei fatto gratis’. Viva la sincerità!

Per saperne di più: www.myspace.com/nadiolinda