Posts by nadiolinda

recensioni su Anobii

Un po’ di autorevoli pareri dal web.
Queste recensioni sono tratte da
Anobii

Rudy Waltz
31 marzo 2008

Monte Maddalena Psycho
Come sarebbe stato Patrick Bateman se non avesse avuto quella passionaccia per il black & decker? Se non fosse stato ossessionato dal portafoglio Fisher? Se fosse stato simpatico? Se fosse stato in grado di riconoscere le facce? Se la sua curiosità si fosse indirizzata più verso il dispiegamento ironico dell’interiorità (ove rintracciabile; ma anche ove non rintracciabile è divertente lo stesso) delle sue amanti sulla pagina scritta piuttosto che a quella delle loro interiora sul cellofan steso in salotto? Se fosse stato una ragazza? Se avesse raccontato l’edonismo berlusconiano invece che quello reaganiano? Se fosse cresciuto alla foce della Val Trompia invece che a quella dell’Hudson? Se si fosse concentrato più sulla devastazione delle capacità emotive e affettive ritrovata sezionando i suoi partner con la sua intelligenza e la sua sensibilità, che su quella della società degli yuppies newyorkesi ritrovata sezionando le sue partner con il kit del piccolo falegname?
Se vi siete mai posti una di queste domande, soprattutto l’ultima, questo è il libro per voi.

L’ho trovato un libro molto intelligente, oltre che divertente. Si potrebbe pensarlo, anche, se non come una riscrittura di Brett Ellis in chiave divertita e ematofoba, come un ritratto socio-antropologico della sessualità e dell’emotività di inizio millennio; se non fosse per un piccolo particolare: immaginate di paragonare la scrittrice a Lévi Strauss, e di paragonare il lavoro fatto sulla sessualità dalla Scrittrice a quello fatto da Lévi Strauss tra i Bororo; ora immaginate che Lévi Strauss si fosse accorto di andare pazzo per le larve di termite, ma proprio pazzo; che avesse passato il tempo tra i Bororo più che altro a ingolfarsi di larve di termite, e che avesse scritto i Tristi Tropici strutturandolo proprio intorno a questa passione, infarcendolo di ricette di larve di termite. Ecco. La Scrittrice è troppo appassionata alle larve di termite, per poter dare di esse un’interpretazione critica e strutturale.

Ma l’incarnificazione in ciò che si sta raccontando è un difetto solo per un antropologo che vuole scrivere Tristi Tropici. Per una Scrittrice che parla di un aspetto così divertente della sua vita, e in modo così divertito, no di certo. Da leggere.
***
PS: Denuncio un piccolo conflitto di interessi. Come si vedrà, l’autrice è tra i miei amici. Ma si tratta di quelle amicize di rete, stretta incrociando poche parole e qualche intelligenza comune. Il fatto che le poche parole e le poche intelligenze scambiate mi siano piaciute, dunque, dovrebbe essere un elemento di conferma del precedente giudizio, non un motivo per metterlo in dubbio.

Elena
14 giugno 2008

bella e brava nadiolinda!! libro molto piacevole,finito in due notti, fa sorridere e fa pensare..molto…potrei averlo scritto io dalle molte similitudini col mio pensiero..
in definitiva, mi piace e lo dico!!

Elena Torresani
21 agosto 2008

Questo libro è una fotografia di quello che ci sta accadendo, una sorta di reportage sullo stato dei rapporti sessual-sentimentali della generazione dei trentenni da happy-hour. Ma non solo.

Nadiolinda rivela, oltre ad un tipo di scrittura davvero interessante, una enorme capacità di lettura e di interpretazione di quello che le ruota attorno. Il suo occhio attento e ironico, il suo spirito intelligente e la sua lingua appuntita ci regalano un romanzo-relazione da leggere davvero tutto d’un fiato: spesso ridendo a crepapelle, spesso volendo piangere dalla disperazione. Soprattutto se trent’anni ce li hai davvero e ti sembra che Nadiolinda, in questo libro, stia anche parlando di te e delle tue disavventure “sul campo”.

Ophis
27 luglio 2008

Un altro libro conosciuto grazie ad aNobii… arguto, spiritoso e sincero. Fondamentale per capire un po’ di più quello che per noi maschietti è l’imperscrutabile mondo femminile. Alcune figure sono descritte così minuziosamente che è facile trovare un po’ del proprio vissuto tra le pagine. Un po’ di sconcerto iniziale per l’uso della minuscola dopo il punto, ma dopo un po’ ci si abitua. I miei complimenti, in attesa del numero due.
Un altro libro conosciuto grazie ad aNobii… arguto, spiritoso e sincero. Fondamentale per capire un po’ di più quello che per noi maschietti è l’imperscrutabile mondo femminile. Alcune figure sono descritte così minuziosamente che è facile trovare un po’ del proprio vissuto tra le pagine. Un po’ di sconcerto iniziale per l’uso della minuscola dopo il punto, ma dopo un po’ ci si abitua. I miei complimenti, in attesa del numero due.

Bocca Dorata
6 maggio 2008

Mi è piaciuto…neofita della rete, quale io sono, l’ho trovato utile, potrei definirlo un piccolo manuale d’uso…per non incorrere in cantonate pazzesche…brava Nadiolinda, molto molto simpatica, considerami una della “Sorellanza”…

Giudori
31 marzo 2008

Libro molto divertente con fondo di vecchie verità, sembra strano ma l’eterna lotta fra uomo e donna è sempre la stessa, a 20 30 40 anni e chi più ne ha più ne metta… pensavo ad un nuovo diario di Bridge Jones nei bar milanesi all’happy hour, si, ci sono con tutto il corollario che ci gira attorno ma, c’è anche tutto il mondo del web con blog, chat, seconde e terze vite, avatar infiniti. Incontri e scontri, con catalogazione di uomini e donne, dove tra uomini-ovetto kinder, donnine-venerdì, omoscdrucciolo, donne-borsa e uomini-guru, i due generi, maschile e femminile, non fanno una bella figura, per fortuna è tutto molto divertente, schietto e diretto, e anche molto vero. Una bella prova per un’esordiente.

Isalfmo
19 marzo 2008

Me l’ha consigliato un’amica. L’inizio è shocking, poi ci si abitua. Incalzante, divertente, disincantato.
Lo consiglio a tutti. Brava Nadiolinda!

Bry
5 marzo 2008

Quest
o libro me l’ha trovato Miss e mi ha detto che dalle note di copertina sembravo io. Ho cominciato a leggerlo in treno e ogni parola e ogni capitolo poteva essere stato scritto da me. Nadiolinda è diretta (a volte anche troppo), sincera, sa quel che pensa e quel che vuole. Mi piace! Ora che l’ho finito posso aggiungere che lo adoro ancora di più!!!

cestini della spazzatura… ma con i tacchi!

no, perché dobbiamo parlarne. quando l’ho letto sono rimasta allibita: miss suora, il primo concorso virtuale per la suora più bella d’italia. c’è perfino il regolamento: devi essere ordinata, avere tra i 18 e i 40 anni ed essere topa. si vota via web alla casella personale del prete che ha avuto la brillante idea, in attesa del sito con le fotografie delle poveracce.

che meraviglia!
ecco come si fa a farsi venire un’idea del genere e poi definirla sui media nazionali ‘innocente, in buona fede, ironica’: bisogna pensare che la promozione del clero non sia diversa da quella dei pneumatici. inoltre, bisogna avere un desiderio tutt’altro che spirituale per le donne e giudicarle con un occhio da macellaio. poi bisogna fregarsene di tutte le lotte che da anni agitano le fila dell’altra parte del clero, quella che si vede ogni volta negare ogni possibilità di carriera. e infine bisogna avere il senso del mercanteggiare il corpo, svilendo una vocazione spirituale e riportandola volgarmente al corpo che la contiene.
insomma: le suore come veline o vallette. di cui forse arbore -ma non ne sono sicura- ebbe a suo tempo a dire che ‘hanno la stessa funzione del cestino della spazzatura’, perché non sono professioniste, ma solo belle ragazze che portano la busta al conduttore, aspettano e poi la riportano indietro rotta. non donne in carriera e consapevoli della propria bellezza, ma dei semplici cestini coi tacchi.

tutto questo a pochi giorni dalla vergognosa dichiarazione di Alemanno ‘se l’è cercata’ detta a proposito della turista olandese violentata mentre se ne stava accampata con una tenda. la sua colpa è stata di intestardirsi a fare un viaggio ecologico per l’italia inospitale e militarizzata, cercando un angolo di verde per dormire, prima e dopo aver visitato roma, magari senza per forza dover pagare tutti i soldi che ti chiede anche l’albergo più putrido in questa stagione.

nessuna di queste due cose è inammissibile.
d’altronde, nel giro di un’estate, il clima è cambiato.
non in senso metereologico, naturalmente.
è cresciuta l’onda di intolleranza verso i gay, molestati, picchiati, sfollati, marchiati come diversi; ci si permettono iniziative pubbliche di umiliazione delle donne anche nella chiesa; un sindaco può dichiarare che una donna violentata se l’è cercata e rimanere al suo posto sorridente.

Booksblog – 12 agosto 2008

potete leggere l’articolo originale a questo link

Se non ti piace dillo. Il sesso ai tempi dell’happy hour
pubblicato: martedì 12 agosto 2008 da sara in: narrativa italiana curiosità

Come leggo su Leggere:Tutti, ci si ferma a parlare delle proprie esperienze sentimentali e storie di sesso nelle presentazioni del libro di Nadiolinda, la spiritosa autrice di “Se non ti piace dillo. Il sesso ai tempi dell’happy hour” (ed. Mondadori). Il libro che, dicono le cronache, racconta gli appuntamenti della protagonista, una giovane donna che decide di mollare il fidanzato “ingegnere nell’anima” e di ricominciare a saltare da un letto all’altro.

E durante le sue avventure fa un campionario dei tizi che le capita di incontrare, dal “ometto kinder” all’”uomo Guru” (dall’ormai sfortunato, possiamo dirlo, marchio di abbigliamento), per scoprire che gli uomini funzionano in modo semplice, e la loro vita è regolata da sei impulsi fondamentali: “fame, sonno, felice, triste, cacca, sesso”. Tutto questo alla veneranda età di 30 anni. Fantasia o (speriamo di no) realtà della vita sentimentale dei trentenni di oggi?



ovvietà cristalline

mi piacciono i film di herzog perchè li trovo veri come la vita.
qualche tempo fa, ho ascoltato il prof. dorfles che parlava di letteratura. secondo lui, la letteratura deve avere il potere di far sognare una realtà che non si conosce.
ascoltandolo, gli davo ragione ma non ero d’accordo.
credo che ognuno abbia, dentro di sè, una sorta di bilancia, tarata con pesi insospettabili. e alcune cose pesano più di altre, senza altro motivo che non sia l’inclinazione personale.

bene: a me piace che la letteratura mi regali punti di vista nuovi.
e così anche il cinema.
herzog, come tarkovskij, non usa mezzi o trucchi per far aderire la realtà ai sentimenti. holliwood ci ha abituato a condire troppo: se si è tristi, fuori piove; se si fa pace, torna il sole; se si fa sesso, c’è la penombra; se ci si innamora, suonano gli archi e le rondini si alzano in volo.
ma la poesia della vita è molto più semplice.
ho visto recentemente ‘il diamante bianco’, un documentario del 2004 in cui Herzog si unisce alla spedizione di Graham Dorrington, ingegnere aeronautico, che vuole sorvolare su un dirigibile prototipo le cascate del Kaieiteur, nella Guyana. queste cascate sono enormi, quattro volte più alte di quelle del Niagara, in piena foresta pluviale.

il documentario racconta un viaggio verso dei limiti, che sono tanti.
il primo confronto è tra la tecnologia degli scienziati e il sapere dei rastafari, che vivono nella foresta, si curano con le piante e anche se non conoscono un software sono molto saggi sulle cose della vita.
il secondo confronto è con le proprie responsabilità, perché dodici anni prima era morto un altro documentarista, Dieter Plage, su un dirigibile prototipo di Dorrington. per dodici anni non aveva più volato per senso di colpa. prima di volare, ha paura. e allora Herzog gli dice una cosa molto vera.

"esistono molte stupidità. ci sono le stupidità dignitose, quelle eroiche. e poi ci sono stupidità stupide. non volare oggi, sarebbe una stupidità stupida".

questa semplice frase mi ha sollevato da molti pesi nella mia vita. perché succede spesso di pentirsi per delle scelte fatte e, ancora più spesso, non ci si perdona mai.

l’ultimo più grande confronto è quello con il sacro.
dietro alle cascate del Kaieteur quasi un milione di rondoni nidificano in una caverna inaccessibile. le popolazioni della foresta pluviale credono che lì dietro abitino creature magiche, come enormi serpenti o altra sorta di dei. uno della spedizione si cala con la corda e la telecamera e riprende l’interno della grotta. ma poi non lo mostra. perché la cultura di un intero popolo sogna quello che abita nella caverna dietro il Kaieteur e mostrarlo per pura curiosità sarebbe un’umiliazione che ne causerebbe il crollo.
esistono realtà antiche che è necessario rispettare, anche se non ci credi.
se nuove esistenze dipendono da questi limiti è necessario che non siano oltraggiati.

alla fine, la spedizione fallisce il suo scopo scientifico. il dirigibile non può sorvolare le cascate perché non resisterebbe alle turbolenze e verrebbe inghiottito dall’acqua.
tecnicamente, è una sconfitta.
umanamente, la riscoperta di una saggezza tutta umana e del senso del limite, che a volte ci dimentichiamo di non travalicare.

a un certo punto, una delle guide, mostra alla troupe un posto da cui le cascate si osservano attraverso le gocce di condensa sulle foglie. la guida dice che è una delle cose più belle che esistano.
herzog chiede: ‘tu vedi l’universo attraverso la goccia sulla foglia?’
e lui: ‘non ti ho sentito. c’è il rombo della cascata’.
il limite è quasi sempre evidente, semplice e immediato.

recensione- Milano

recensione apparsa su Milano Tonight
27 luglio 2008
di Elena Torresani
potete leggere l’articolo originale a questo link

Se non ti piace, dillo – Nadiolinda

Questo libro è una fotografia di quello che ci sta accadendo, una sorta di reportage sullo stato dei rapporti sessual-sentimentali della generazione dei trentenni da happy-hour. Ma non solo.
Nadiolinda rivela, oltre ad un tipo di scrittura davvero interessante, una enorme capacità di lettura e di interpretazione di quello che le ruota attorno. Il suo occhio attento e ironico, il suo spirito intelligente e la sua lingua appuntita ci regalano un romanzo-relazione da leggere davvero tutto d’un fiato: spesso ridendo a crepapelle, spesso volendo piangere dalla disperazione. Soprattutto se trent’anni ce li hai davvero e ti sembra che Nadiolinda, in questo libro, stia anche parlando di te e delle tue disavventure “sul campo”.

amore per la vita

venerdì è morta la zia adriana.

era una di quelle donne scricciolo, con le ossa piccole e fragili e due palle così. alla zia non le potevi tenere testa. si è sposata che ancora non era maggiorenne: aveva vent’anni, amava il suo uomo, voleva seguirlo nella sua avventura. i suoi genitori hanno firmato per lei sperando di non averla condannata a una vita di fallimento. le è andata bene perché si è scelta un uomo d’intuito, lo zio mario, pasticciere lungimirante, che ha aperto una delle prime pizzerie al nord.

la zia adriana se n’è andata in pochi mesi, consumata da un cancro al fegato che l’ha esaurita come una candela. la malattia l’ha assalita dopo il dolore perché, un anno fa, il cuore di suo marito sembrava reclamare la tregua eterna.
ieri ho fatto visita allo zio, ormai solo, in lacrime, che passa il tempo a pregare dio di portarselo via. non mi è rimasto niente, dice.
a misurarlo con la bilancia del mercato in piazza è un uomo ricco, il mio zio, di affetti e di beni. ma cinquant’anni d’amore ti pesano sul cuore senza che nessuno gli possa attribuire nemmeno il peso di una piuma.
da fuori, il dolore che si sente non si vede mica. e a piangerlo non gli si rende giustizia.

tornando verso casa pensavo che il mio zio, molto probabilmente se ne andrà presto. certi amori, infiniti, ti consumano proprio come fa la fiamma con la cera.
e ti salgono su per il sangue, finché sei in vita.
e ti scendono dalle ossa, quando non hai più chi ti ha sostenuto.

a me il senso della morte e anche quello dell’amore mi hanno sempre assalito in differita, come un ritorno di marea.
oggi che la zia adriana è stata omaggiata e sepolta e il mio zio ha cominciato la sua vita di cera, sono stata assalita da un’onda incontenibile d’amore per le persone con cui ho condiviso parte della mia vita, a cui ho donato, senza mai riprendermelo del tutto, il cuore.
pensavo anche che forse, un certo tipo di amore, io non posso viverlo perché il mio tempo è diverso. a diciannove anni avrei potuto sposare l’uomo che allora amavo e avremmo tentato insieme la strada del lavoro e della casa, legandoci indissolubilmente in quelle condizioni di vita che ti costringono sempre a sentirti in due come se fossi uno. se a ventitre anni mi fossi legata all’uomo che allora amavo pazzamente, magari con un figlio, avremmo condiviso per sempre un noi che era diventato tre.
e, invece, ho scelto altre strade, perché ho sempre avuto la possibilità di pensare per me stessa. non ho mai smesso di amare i due uomini che mi hanno cambiato la vita. così come non ho mai smesso di amare me stessa sopra ogni altra persona che ha attraversato la mia esistenza o le mie lenzuola.

è solo che alle volte, in sere come questa, con il reflusso del dolore e un senso di amore e di perdono universale che mi cattura l’animo, mi pare di amare da sola. e il mio senso di indipendenza mi fa dubitare che la scelta sia un macigno: morire da sola o amare fino a consumarmi.