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donare gli organi è un dovere sociale

è iniziata la campagna 2008 per la donazione degli organi.
aderire è molto semplice:
– ci si collega al sito del ministero della salute
– si sceglie la pagina dedicata alla campagna2008

in pratica, c’è un modulo che si può scaricare e compilare. basta consegnarlo alla vostra ASL, allo sportello di accoglienza/informazioni e… voilà! avete contribuito a salvare una vita.
non è difficle, basta poca volontà e qualche minuto di una giornata qualunque.
io sono un po’ talebana e per me dovrebbe essere il contrario, ovvero: tutti noi che nasciamo in uno stato esplicitamente cattolico e solidale dovremmo essere donatori "naturali" e poi, nel corso della vita, dovremmo poter scegliere eventualmente di toglierci dal programma.
è che bisogna far pace con la possibilità che possiamo morire, in qualsiasi momento e per cause anche molto banali o che non dipendono da noi. oppure che non siamo persone perfette e potremmo ammalarci di qualcosa di molto grave, di incurabile, per il quale ci è necessaria una donazione.
pensiamoci oggi, con serenità.
facciamo pace con la nostra morte, inevitabile, dimostrando concretamente di amare la vita. non solo la nostra, ma quella di chiunque.

no, per favore, la festa della mamma proprio no!

alcune feste sono delle vere fregature. comunque vada, ne esci malissimo.

san valentino è la peggiore. se sei in coppia e lo festeggi, inevitabilmente, scadi nella banalità, vuoi del conformismo all’atto dell’adesione, vuoi del regalo a scelta tra peluche, cioccolatini, cuoricini, palloncini, cosini morbidini e tenerini. mica che puoi improvvisare e, che so, approfittare per fare davvero un bel regalo di coppia, tipo un sex toy o un lubrificante effetto freeze.
se sei in coppia e non festeggi rimane un po’ di skazzo aleggiante e il dubbio che magari l’altro voleva  e invece tu sei un po’ snob o viceversa. insomma: il malumore rovina la chiavata celebrativa o addirittura l’annulla.
se sei single, hai due scelte: puoi rosicare nel silenzio e nell’anonimato completo oppure snobbare a testa alta e naso stizzoso. in entrambi i casi, sarai tacciata di avere il culo stretto e la fika secca.
insomma: comunque vada è ‘na sòla.

e poi ci sono altre feste senza senso alcuno, che non ti regalano ponti o pause lavorative, che non coincidono con niente, che non servono a nessuno e che però ti causano un fastidio irritante. diciamo che se san valentino è paragonabile a un’emorroide, queste festine sono quanto meno delle ragadi sgradevoli da sopportare. sono le feste del parentado, ossia la festa del papà e la festa della mamma.
la festa del papà è così assurda che, per fortuna, la festeggiano quasi esclusivamente i bimbi dell’asilo con qualche lavoretto fatto con il das. dopo il terzo anno e il terzo oggetto inutile a scelta tra un regolacapelli per calvi, una pipa per non fumatori che fa le bolle, calzini di spugnotta per uomini affezionati alle ciabatte in ogni stagione e situazione, dopobarba per imberbi, profumi per intolleranti e pigiami per incontinenti, la maggior parte dei papà ha fatto buon viso cancellando la festività dai calendari di casa. non è raro entrare nei tinelli delle famiglie e scoprire che dal calendario manca il 19 marzo.

e poi c’è la festa della mamma, che prima era l’8 maggio e poi è diventata una specie di seconda pasqua e si celebra la seconda domenica di maggio. quest’anno, dunque, l’11.
non ho nulla contro queste feste. mi stanno un po’ sulle balle, come del resto mi sta sulle balle la festa della donna, quella della pace, quella di ferragosto e quella dell’ascensione.
il mio appello, per la festa della mamma 2008, è molto semplice:

NON TRASFORMATE LA FESTA DELLA MAMMA IN UNA GRANDE CAMPAGNA ANTIABORTISTA!

mancano ancora un po’ di giorni e già non ne posso più: lettere di bambini mai nati, medici obiettori, sante e mammecoraggio, donne morte nel dare alla luce i figli, donne martirizzate e colpevolizzate se decidono di pensare a se stesse o se, di fronte alla magìa della maternità, oppongono un barlume di razionalità e di buon senso e fanno i conti con lo stato che non ti aiuta, con le spese inaspettate, con le loro problematiche di vita, con la precarietà degli impieghi e degli stipendi, con i disequilibri della vita di coppia, coi problemi di salute, con le difficoltà e con tutto quello che gli pare a loro.
il mother’s day è festeggiato in tutto il mondo come omaggio alla fertilità della madre-terra, che esce dall’inverno e rifiorisce. o anche come momento di affratellamento universale contro la guerra.
non è la festa della maternità insana e capricciosa; e nemmeno la bieca rivincita di chi si nasconde dietro al culto della vita per limitare la libertà individuale di scelta di una persona, che viene considerata solo un utero e poco più. per favore, basta. vergognatevi. un po’ di rispetto per le donne! prima, durante e dopo che abbiano o meno deciso di essere anche madri
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bisogna avere le tette per prenderlo nel culo

ieri sera ho fatto la mia prima vera ospitata.

al TRAP di brescia, alle ore 23, avrei dovuto leggere un capitolo ben preciso del mio libro, presentata dal fido nico. si trattava del capitolo "l’omosdrucciolo" in cui io racconto una specie di crisi esistenziale durante un torneo di pallavolo gay a cui faccio fotografie. e ieri sera, per l’appunto, si teneva al trap la serata conclusiva del torneo con le premiazioni.
cerco di essere lì prima, ma sono con amici, facciamo cena, chiacchieriamo e scopriamo come sempre a brescia che la viabilità ottimale è un concetto assolutamente arbitrario e relativo. mentre sono in tangenziale, intrappolata tra snodi mai visti e mai immaginati, mi chiamano dal TRAP: "dove sei? ti hanno annunciato mezzora fa".
io: "ma non era dopo le 23? sono le dieci e mezza".
"si, ma hanno cambiato i programmi all’ultimo".
così, succede che faccio la mia prima vera ospitata: arrivo di corsa, mi precipito sul palco, saluto tutti, faccio i complimenti, leggo venti righe e poi lascio il posto alle premiazioni. e, già che siamo lì, mi godo la sfilata di manzi e di tori incredibilmente fisicati, belli, seminudi, ballerini e festaioli. l’unica abbuffata di carne fresca che non nuoce alla linea e non appesantisce il fegato!
ed ecco un paio di testimonianze:

io e il fighissimo nico                                  insieme al presentatore della serata

digiuno – confessioni di una fiketta con la cinta stretta

con qualche timore e molto ottimismo ho iniziato il mio primo ciclo di digiuno.

sette giorni, di cui uno di preparazione, uno di alleggerimento e cinque effettivi di digiuno.
un ciclo contenuto, giusto per iniziare. era un po’ che volevo farlo. ne scrivo oggi che sono a più di metà: terzo giorno di digiuno effettivo.
avevo paura di molte cose. prima di tutto, di non farcela. che il desiderio del cibo fosse impellente, che non avrei resistito, che sarei stata male, che le mie difese (già un po’ precarie) sarebbero precipitate.
invece, con mio grande stupore, sto da dio! davvero, sto benone come non mi sentivo da tempo. la circolazione è perfetta: non ho più i piedi freddi come tutte le fiche di questo mondo! ho una pelle che è ringiovanita di due anni almeno. un sacco di piccoli problemi si sono sistemati come per magìa. in generale, ho una sensazione di benessere fisico e psicologico come non avevo da molto. anche l’umore migliora costantemente.
ovviamente, la settimana del digiuno va accompagnata a momenti di meditazione che trasformino in distacco dal cibo in un avvicinamento a se stessi. però, è tutto ok. ad oggi mi sento di dire che potrei andare avanti ancora molti giorni, forse un mese. ci sono atleti che, abitualmente in periodo di preparazione per le gare, digiunano fino a 50 giorni, allenandosi regolarmente.
ricomincerò a mangiare (poco) sabato. per lunedì, dovrei ritornare a un’alimentazione normale.

la cosa che mi piace di più è dire agli amici che faccio il digiuno. le reazioni danno sempre due ragioni di base a questa mia cosa:
1. voglio dimagrire,
2. mi punisco privandomi del cibo.
ed è divertente perché io sono una taglia 40 (a volte 38) e non ho davvero bisogno né desiderio di dimagrire. almeno, non ce l’ho più da molti anni. sulla seconda, poi, è davvero un’assurdità poichè il cibo ha per me una portata di piacere molto alto ma altresì un fattore minimo di dipendenza. e, invece, un palese terrore spesso coglie chi immagina solo per un momento di non poter mangiare.

da domani dovrei essere abbastanza forte da allenarmi. andrò in piscina, per testare il mio stato.
il digiuno è una bellissima esperienza: la consiglio a tutti. ti mette in condizione di distacco e di pace, le piccole cose di ogni giorni si ridimensionano, i problemi vanno a posto come per magìa, si impara (se lo si è dimenticato) a fidarsi del proprio corpo, ad ascoltarlo, a sapere che c’è e, quando serve, è quello di cui fidarsi e di cui prendersi cura.

nove anni di FICA !

stasera comincia il FICA !

nove anni di Festival Intercomunale di Cinema Amatoriale. e, vista l’attenzione della stampa e l’interesse per la manifestazione, stiamo già lavorando alla prossima edizione.
dieci anni di FICA.
quasi un FICA d’argento, insomma. o meglio un FICA di piombo.

la formula del festival è semplice e geniale:
– solo prodotti amatoriali
– nessun vincolo di durata e/o di genere e/o di contenuti e/o di supporti
– unico criterio di partecipazione: l’ordine di arrivo delle domande e dei filmati
ogni anno, il festival è dedicato a un autore famoso e a uno meno noto. il 2008 vede insieme michelangelo antonioni e bruno mattei.

io sono nella giuria, ovviamente, quale esperta di trash. il mio presidente sarà giulio regosa, mio caro amico e maestro in comunicazione, che di trash è una spanna più avanti di me.
creatore e ideatore, nonché guru dell’evento, il grande piero galli di cui è disponibile su e-mule il famoso mediometraggio mondo gabber.

se passate da brescia, venite al FICA.
se non avete programmi per il weekend, il FICA vi aspetta.
insomma: FICA per tutti.
amen.



dal naso allo stomaco


è iniziato AmbientFestival a brescia.
stasera si inaugurava con gatto ciliegia al chiostro della chiesa del carmine, che è una chiesa meravigliosa e però è poco conosciuta e visitata perché sta nel centro della città di serie b.
brescia è la città emblema dell’effetto forbice. ci sono tanti immigrati e ci sono più macchinoni. ci sono quelli che stanno in piazza a farsi gli aperitivi e quelli che stanno in piazzetta a farsi di tutto. ci sono due centri, uno di cui vergognarsi e uno da affidare ai consulenti d’immagine che arrivano da fuori. c’è il centro per lo slow shopping e quello in cui è bene che acceleri il passo. anzi: è bene che non ci passi proprio.
stasera ha inaugurato questo festival che sta nella parte della città che si ama per un atto di fede, come si fa con le persone molto ammalate, da tempo, quasi rassegnate.
pioveva un po’, come fa da tanti giorni. qualche anno fa leggevo che saremmo andati sempre più verso un clima di tipo tropicale, con periodi piovosi e temperature in netto contrasto. mi sa che ci siamo.
cmq, nel chiostro pioveva. il chiostro è bianco e stavamo tutti sotto le arcate, a gelarci il culo sul marmo. e dal centro del chiostro s’è alzato un odore così forte di umido e così particolare che, come un pugno nello stomaco, mi ha riportato indietro.
gli odori sono potenti.

io stasera ero a sei, sette anni fa, a venezia. mi ero persa nelle calli la sera e mancava ancora tempo per il treno del rientro verso padova, dove studiavo. e in giro per i vicoli, sono capitata a una serata di tango, lungo il canal grande, con le coppie che volteggiavano a lume delle lanterne e dei ceri a terra.
ecco di cosa sapeva l’odore della pioggia, stasera.
sapeva di venezia e di anni fa, quando stavo a padova e via anelli veniva chiusa con un muro per dimenticare la miseria di quelli che ci vivevano.
le ultime elezioni hanno visto il trionfo del razzismo e dell’intolleranza dalle mie parti. stasera, lo stomaco sognava venezia e si stringeva di paura. ché forse, tornando a casa, domattina mi sveglierò e qualcuno deciderà di tirar su un muro per dimenticare la miseria di queste strade. o farà altri muri, per continuare a dividere e dimenticare che le realtà esistono e sono vita anch’esse, comunque, in qualche modo.

quando vuoi qualcosa…

a 17 anni, in gita a firenze, ho conosciuto uno e mi sono cottata. questo ragazzo è, per molti versi, opposto a me. nella notte a chiacchiere e cuoricini insieme, mi ha consigliato un libro di paulo cohelo. il mio primo libro di paulo cohelo, come per tanti, è stato l’alchimista.
non mi piace cohelo, per molte ragioni che non voglio spiegare qui. nell’alchimista, però, ho trovato una frase che mi ha segnato e che ha cambiato molto spesso il mio modo di vedere le cose.

"quando vuoi qualcosa, tutto l’universo cospira affinché tu la ottenga".

ho cominciato a vedere l’universo come uno schema da sudoku in cui, se prendi la decisione giusta, man mano un po’ di cose vanno a posto in maniera così spontanea e naturale che quasi ti sembra di sognare. l’aria è più leggera, il cibo più gustoso, gli amici più intimi. e poi arrivano i segni. che sono piccole cose che però non sono fraintendibili con semplici allucinazioni. sono cose vere che ti dicono che quella è la strada, coraggio, vai senza paura.
allora, io sto facendo delle scelte. con il cuore un po’ triste, a dire il vero, perché i problemi al lavoro non li ho inventati io. e però la situazione è così negativa e abbruttente, che ormai il mio corpo reagisce prima della mia testa e io sono sempre ammalata. e mentre penso alle mie scelte e mi convinco che faccio bene, i segni arrivano da ogni parte e nonostante la malattia e la febbre tutto mi sorride e mi dice che sì, faccio bene, che niente potrà andare storto e che io ho pieno controllo della mia vita.

e mentre torno dal dottore, stasera, piove. io sono sulla uno, mi visualizzo su una macchina nuova che ho bene in testa e che decido comprerò tra non molto, spero entro l’anno, e faccio una scorciatoia per evitare le macchine che vanno a exa, l’esposizione delle armi.
prendo un ponticello che conosco bene e in cui si è accumulata un po’ d’acqua. penso che sia una semplice pozzanghera e vado decisa.
e invece la uno si ferma, galleggia. panico. infilo la prima e cerco di raschiare la poca presa sul terreno. a fatica avanzo. il motore fuma e io temo per la mia piccola. lei ha paura, ma è coraggiosa e alla fine ce la fa.
usciamo tutti e due e io la spengo, così tiriamo il fiato. che paura.
il segno è una pozza d’acqua sul fondo dell’abitacolo che ci metterà molto ad asciugare. mi sembra di averle fatto male e mi si stringe il cuore. e siccome leggo tutta la mia realtà a segni, mi rendo conto che, nelle mie prossime scelte che – come ho già visto – saranno rivoluzionarie non devo dimenticare chi mi è stato vicino, chi mi vuole bene, i miei affetti di adesso.
non è solo un dovere morale: è un segno del destino.

e se ti intervista una bella donna, che fai? vuoi non dire la verità?

e se ti intervista una bella donna, che fai? vuoi non dire la verità?
testo:

questo nuovo myspace è alquanto bizzarro. dunque, vorrei dire questo:

caro zio tom,
ti ringrazio per aver modificato myspace e per avermi aggiunto tantissime opzioni per incontrare nuovi amichetti e farmi i fatti loro. ti ringrazio perché ora non mi sento più sola e ogni volta che accedo al mio pannello di controllo ci sono un sacco di lucine e di segnalazioni e di nuove icone che mi fanno sentire amata e circondata di attenzione.
però, se mi prometti di non offenderti, ti chiedo di essere più razionale e ordinato con le segnalazioni perché, forse non lo sai, ma ti sei dimenticato una cosa importantissima:

NON MI HAI SEGNALATO CHE LA GISY HA PUBBLICATO LA MIA INTERVISTA !!

…non so se ti potrò perdonare… forse non sarai più il mio amichetto…per fortuna che c’è la gisy, va là!

è una bella intervista, la gisy è stata bravissima e io mi sono divertita da morire. com’è come non è, finisce sempre che siamo un po’ dispettose… eh eh eh…