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nadiolinda intervistata a radio 24

oggi 11 marzo alle h.13 la superdonna Alessandra Tedesco, detta "la ted" mi ha intervistato per il gr in versione extralarge di radio24.
lei è stata bravissima e io ho tentato -quasi invano- di mascherare il mio spaventoso accento da bresciana docg. e vabbé.
ma in tutta coscienza, la ted si è sentita di consigliare all’italia il mio libro. perché anche lei sa che a volte gli uomini possono tirar fuori delle frasi così fuori luogo ma così fuori luogo ma così offensive che, se non ci stai attenta e non sei svelta a riderci su, quasi quasi gli spacchi i denti!

ad ogni modo, ecco il mio tet-a-tet con la ted.
buon ascolto e, per chi mi stesse leggendo…buona lettura!

 

mi sfogo un po’ con voi invece di pulire il bagno…

…mi sembra la cosa migliore che posso fare stasera.
sono tornata da roma: per questo sono mancata qualche giorno. è stato un fine settimana di nuove amicizie, di conoscenze, di sorprese, di molta città, che adoro e amo sempre, anche se – come le donne che non sono mai davvero di nessuno – è incostante, caotica, contradditoria, a volte davvero indisponente. ma terribilmente attraente.
roma su di me esercita un fascino magnetico.

lunedì, cioè ieri, ho registrato la diretta di STELLA condotto da Maurizio Costanzo. è stato emozionante e divertente.
ho registrato il video e cercherò a breve di caricarlo magari su youtube.
dovrei tornare in studio per il maurizio costanzo show. ancora non so quando, ma prometto che vi terrò aggiornati.
tutto benissimo, insomma. l’uomo coi baffi, dal vero, è un signore affabile e cortese e con me è stato assai gentile. leggeva il libro, durante la trasmissione. e ridacchiava.
la miglior sorpresa che ho, da questo libro, è che incredibilmente tira fuori l’umorismo, talvolta, da persone che magari non lo diresti.


comunque, sorprese e sorprese.
anche stamattina. che rientro in ufficio, il mio capo mi chiede come va e poi mi comunica che forse me ne vado. non proprio così, certo. la prende larga. ad esempio, mi dice che mi sono rincretinita. pare tutto dal venti febbraio.
avevo preparato l’ufficio al fatto che sarebbe stato un mese difficile e che avrei avuto bisogno di comprensione e di prendermi qualche giorno di ferie. tutti d’accordo. anzi, gentili: ma no, ma no. niente ferie. quando non ci sei, avvisa. e le ore che perdi…e vabbé. hai sempre lavorato tantissimo senza chiedere niente.
vero, verissimo. e la mia media di quasi cinquanta ore a settimana mi sembrava umanamente ripagata. e mi sembrava che quello che mi hanno detto altri che hanno pubblicato e poi in ufficio gli è capitata la stessa cosa, forse a me non capitava ed ero davvero fortunata.
pensavo che ho fatto bene a non nascondere mai nulla del libro, da quando è iniziata questa cosa. in ufficio c’era un po’ l’aria di far finta di nulla; ma anche questo è normale.

e invece no. stamattina ho cambiato idea.
ho fatto male a parlare del libro. avrei dovuto dire che un genitore o un parente molto vicino affettivamente si è ammalato di una malattia gravissima degnerativa o cronica o infetta o tipo un cancro, e avrei dovuto fingere che le cose andavano così male che ero costretta a farmi un po’ i fatti miei.
così, nessuno mi avrebbe rinfacciato nulla.
invece, quando le cose ti vanno bene e hai motivo di essere felice di qualcosa e hai soddisfazioni, improvvisamente ti si da della rincoglionita. e ti si lascia a casa. se invece motivi le assenze col fatto che soffri, sei coraggiosa e comunque ti impegni.

pensateci, voi che lavorate come me e avete un’etica del lavoro che va al di là delle ore sul cartellino. pensateci, perché nessuno dice grazie e nessuno riconosce che le cose cambiano, che le persone in gamba possono anche gestire più aspetti della loro vita, che il senso di responsabilità non è occupare una sedia col culo ma è molto di più.
pensateci, senza rabbia.
pensateci. e quando contrattate l’assunzione chiedete subito molti più soldi. chè, tanto, non saranno mai sufficienti a pagarvi davvero.

presentazione autogestita, serata garantita!


ieri prima presentazione ufficiale di “Se non ti piace dillo!” a La fabbrica del Cacao a Brescia.
c’erano tutti. qualcuno era fuori dalla porta, però c’era anche lui. il locale era così pieno di amici e di calore che c’erano più o meno quaranta gradi. io ero emozionata. il libraio mi ha un po’ abbandonato a me stessa che, però, fedele alla mia anima di hostess da sbarco, ho bruciato la vendita di tutti i libri disponibili in meno di venti minuti e più di un’ora prima dell’inizio della presentazione!
siccome gli amici cari e quelli che non vedevo da un sacco e insomma tutti quelli che hanno creduto che ce la potevo fare erano lì, bhè, insomma…ecco: ho deciso che forse se faccio ancora un paio di presentazioni posso ben decidere di non sposarmi più che tanto le feste le ho fatte già! e sono anche contenta che c’era una festa al locale e la gente della festa ha deciso di fermarsi a sentire me invece di proseguire la serata altrove.

allora: io leggevo e angelo il dj metteva la musica.
pensavo di parlare anche un po’ del libro. ma poi invece ho parlato di “Rosso Italiano”, il romanzo di Massimo Rainer che ieri sera c’era anche lui a darmi sostegno e a fare il tifo. e invece, sul mio libro, ho deciso che la cosa migliore era leggerne un po’. e così ho fatto.
prima il gabbiano sciolto. ero agitata, ho letto un po’ veloce. ma…ok, lo sapevo.
poi dio e ken, più concitato, più pubblicitario, più sguincio: è servito ad attirare l’attenzione.
poi il vestito rosso, che ha fatto sognare tutti.
poi l’uomo pompa, anticipando che è l’unico episodio davvero reale del libro. e tutti ridevano e io un po’ mi vergognavo, ma ci ridevo su anch’io. che altro potrei fare ormai?
e per me era finita. ma ho fatto la diva e ho chiesto: volete il bis?
e quando si è alzato un “siiiiiiiiiiiiiiii”, non mi sono fatta desiderare.
ecco il bis: lo scoreggione orgoglione.

oh, io vi avviso: nella sua parte centrale è disgustoso.

e invece, tutti piegati in otto e risate per tutto il locale. dalle otto a mezzanotte, ho raccolto abbracci, complimenti, richieste di libri [dov’è il libro? ne voglio una copia! ora!… dammi la tua!], gente che si strappava i capelli, uomini che mi imploravano di non smettere, gente che mi rovistava nella borsa e nei vestiti alla ricerca di copie superstiti, zuffe e risse per accaparrarsi una pagina o un paragrafo soltanto, coppie che correvano a casa a consumare nell’estasi del momento, single che mi guardavano con la bavetta e mi dicevano “oh, hai messo addosso a tutti una voglia di fica…”, io che mi destreggiavo tra amici vecchi e nuovi e sentivo i nervi del collo tendersi nelle paresi dei sorrisi e cercavo di imparare a gestire i complimenti. e poi rinunciavo: mi imbarazzo troppo. è più forte di me.

però, grazie. grazie a tutti.
è stato molto divertente.
è stata anche la prima presentazione autogestita perché nelle prossime avrò un presentatore che sarà un lettore ufficiale e mi farà domande precise.
ma io spero che tanti mi facciano domande. e che molti di più mi chiedano di leggere.
ieri ero emozionata. ma è andata bene.
alla prossima, sarò ancora più brava. promesso!

se non lo sai… sallo!

stamattina ho comprato le brioche per tutto l’ufficio. ho usato i soldi della cassa dell’ufficio, naturalmente. dovevo fare un’acquisto giustificato e ci ho fatto rientrare qualche euro di glassa.
al mio collega che oggi ha un lavoraccio da fare ho comprato una sfogliatina al cioccolato. buuuuuuona.
lui, che ha letto il mio libro, mi da scerzosamente della pervertita. con quello che ho scritto mi attiro la malizia dei miei lettori. tutti, indistintamente. sarà perché il secondo capitolo inizia così:

penso spesso al sesso. ci penso così spesso che a volte mi viene mal di testa.

comunque, lui mi dice che il cannolo al cioccolato è un simbolo fallico. ma non è un cannolo: è una sfogliatina. e mi rendo immediatamente conto che non posso controbattere perché mi mancano le parole. letterarlmente: non c’è un corrispondente femminile per fallico.
faccio dunque delle proposte al sig. zingaretti dei sinonimi e contrari perché alla voce fallico faccia corrispondere almeno un termine, tipo:
* vulvico

* clitoriforme
* figagnomico
* vagineo
* passeronico
* gnoccholoso
* topalesco
* uterino

anche tu talebano?

ho scoperto due cose nuove.
tutte e due su di me.

questo non mi fa molto onore: vivo con me stessa tutti i giorni, tutti i momenti. il che significa che non mi posso accorgere dei cambiamenti così come non mi accorgo del fatto che i capelli mi crescono, le unghie sui allungano, la pelle si smolla e i piedi si palmano. e anzi il fatto che mi accorga di due cose nuove denota solo che mi sto un po’ rincoglionendo.
anche questo, in fondo, è un cambiamento.
la prima cosa di cui mi accorgo è che mi piace il rock. non il rock rock, quello a volume alto. no. mi piace il rock come musica di accompagnamento.
ecco: ogni volta che leggo un bel brano di prosa, o una poesia, la prima musica che mi viene da associarci è il rock, come sottofondo di atmosfera. il rock è per me l’equivalente di un quartetto d’archi per le feste dei saloni che frequentava il principe miskin, grande e intenso amore letterario della mia gioventù secchiona.
il fatto che il rock sia per me un sottofondo ottimale e non una musica che spacca non farà certo piacere al rock stesso che, forse, quando pubblicherò questo post mi diffiderà e mi risponderà con un commento cattivo e appassionato per dirmi che lui non è innocuo e non fa da sottofondo. no, lui spacca! e io sono una cattiva ragazza perché gli do della musica di accompagnamento.

la seconda cosa che scopro sempre più eclatante su di me è che sono una talebana del risparmio energetico. faccio la raccolta differenziata, non ho stand-by nel mio appartamento, controllo tutto con multiprese a interruttore, lavo i piatti (quando proprio devo perché non ci stanno in lavastoviglie) con acqua a filo, apro poco il frigorifero e lo tengo basso, non ho condizionatori e cerco di regolarmi con la gestione delle finestre in casa, tiro l’acqua del water ogni 2/3 pipì e uso il gettp più piccolo, preferisco imballi poco ingombranti, uso gli elettrodomestici preferibilmente dalle 19 alle 8, uso batterie ricaricabili, ho lampadine a basso consumo, uso la pentola a pressione quando posso, ottimizzo i riscaldamenti nelle stanze, ho elettrodomestici in classe A+, vado in giro il più possibile a piedi o in bicicletta. mi domando anche spesso perché in giro per brescia non ci sono più i raccoglitori della plastica, quelli per le pile e quelli per i medicinali scaduti.

quelli della plastica lo so: bruciano da dio nell’inceneritore. cosa che, per esempio, non succede con i pannolini dei bambini che invece sono radioattivi e devono rimanere in una zona a parte per qualche giorno. le piccole creaturine che prendono antibiotici e poi li cagano fuori riescono a produrre da pappa e medicine un mix simile all’atomica. la vera pietra filosofale contemporanea, dunque, pare che siano i neonati che non trasformano il piombo in oro, ma trasformano l’omogeneizzato e le pillole in armi di distruzione di massa.
…un neonato ci distruggerà…

il mio essere talebana mi fa molto onore. mi pare anche di contribuire attivamente a combattere la malattia del nostro tempo: il cancro. che in questa città aumenta a dismisura. forse è rapidità della diagnosi. forse le cause sono ambientali. non lo so, non è il mio lavoro.
ma che io sia talebana o meno del risparmio energetico, ai miei fornitori non gli cambia un cazzo perché le mie bollette non sono mica diminuite tanto.
quella cosa che ti dicono che risparmi non è vero. io lo faccio lo stesso perché mi sembra la cosa migliore e non mi pesa. però mi piacerebbe che qualcuno lo riconoscesse. tipo, che so: abbassarmi la tassa de rifiuti, abbonarmi un mese di riscaldamento, regalarmi punti vodafone, darmi in omaggio un piccolo inceneritore in miniatura, magari che segna il tempo, da tenere vicino alla sveglia che si ricarica con energia solare.

la vigilia di natale al 22 di febbraio

ieri sera era venerdì e me ne stavo in un locale così pieno di fighe di legno che mi pareva di essere in ikea. allora, ho mandato un sms ai miei tre uomini collegati sempre in via virtuale e che, per me,in questa vicenda del libro, sono un po’ come i tre spettri del natale per scrooge nel racconto di dickens.

anche io, ho uno spirito del natale passato, uno di quello presente e uno di quello futuro. e siccome è un venerdì da ventunesimo secolo, gli mando un sms in cui gli dico che sto all’ikea.
anche i miei spettri usano gli sms e mi rispondono.
il mio spettro del natale passato mi scrive: attenta a dove spegni la sigaretta.
il mio spettro del natale presente mi scrive: scenda il tuo libro a fare giustizia anche su di loro. ma da scrittrice si cucca di più?
il mio spettro del natale futuro mi scrive: ma a mangiamicia e a masticafighe come siamo messi?
io rispondo: niente. tutti froci. una tristezza. e mi sento improvvisamente felice perché ho tre spettri buoni che stanno dalla mia parte.

la cosa che temo di più, con quello che ho scritto, è il giudizio negativo che scambia per accadimenti personali – riprovevoli – un romanzo generazionale che pennella la realtà delle facili relazioni tra quelli giovani per sempre. ma se il libro viene letto male e si dice che quello che scrivo non esiste e che lo faccio solo io perché sono troia, allora mi ammalerò di cancro o di qualche altra brutta malattia.
succede così in tutti i telefilm americani: dai medici in prima linea al dottore di casa zoppo e cattivo, tutte le malattie più gravi sono associate a condotte di vita riprovevole. nei primi, alla metà degli anni’90, quando c’era ancora clooney, non era così sfacciata la cosa. ma adesso, con quello lì che zoppica, che è umanamente una merda e che è un drogato cronico, è proprio palese.
lui non indaga sui sintomi fisici. no, lui fa la diagnosi morale e comportamentale. ogni atteggiamento è un possibile sintomo del male. il dottor house non è un medico, ma un esorcista. e i suoi pazienti si ammalano per espiare colpe di condotte di vita amorali e, dunque, punite da dio col dolore fisico e la sofferenza. la chirurgia è la nuova salvezza per ripulire dalle cellule cancerogene e dai peccati contro natura. e il prozac, non più il pane consacrato, ci ripulirà la coscienza rendendoci ebeti e credenti.

il mio consiglio è spegnere la tv e aprire gli occhi. e trovarsi degli spettri buoni che ti ricordino sempre cos’è che davvero ci salverà anche nelle situazioni difficili: il senso dell’umorismo e la voglia di leggerezza.