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nadiolinda leonessa …soprammobile!

sabato sera, al Gran Galà Donna Italiana, ho ricevuto un premio per la letteratura. perché, pare, sono riuscita a tirar fuori uno stile dal blog.

e a dirvi il vero, mi ha fatto piacere, anche se è una piccola cosa perché pubblicare un libro come il mio è fatica e bisogna combattere con moltissimi pregiudizi.
qualche giorno fa ho visto una critica al libro di giordano che lo accusava di utilizzare un periodare un po’ troppo semplice. questo lo rendeva un autore di serie b.
figuratevi a cosa mi tocca controbattere a me…

e vabbè.
comunque, il premio me l’ha consegnato una donna davvero in gamba: Patrizia Rappazzo, che ha dirige il festival Sguardi Altrove, ormai un punto di riferimento per chi parla di donne.
e l’applauso più grande è andato alla bravissima e tenera Giulia Quintavalle, che è davvero una forte, non solo perché ha vinto un’oro, ma perché a starle vicino si fa fatica a non abbracciarla forte per dirle che le si è vicino.

la mia piccola leonessa d’argento la dedico, col cuore, a tutte le ragazze che mi hanno letto e mi hanno scritto e che mi hanno fatto sentire un’amica, una confidente.
l’affetto non ha nulla a che vedere con il merito. però questa dedica è il mio modo per ricambiare il sostegno che -senza saperlo- mi hanno dato in questi mesi.

premio Donna Italiana 2008

sabato 4 ottobre 2008
Gran Galà Donna Italiana – 1^ edizione
Gardone Riviera (BS) – Hotel SPA Villae Montefiori
Promo: View First Ltd

sabato sera, al Gran Galà Donna Italiana, ho ricevuto un premio per la letteratura. perché, pare, sono riuscita a tirar fuori uno stile dal blog.
e a dirvi il vero, mi ha fatto piacere, anche se è una piccola cosa perché pubblicare un libro come il mio è fatica e bisogna combattere con moltissimi pregiudizi.
qualche giorno fa ho visto una critica al libro di giordano che lo accusava di utilizzare un periodare un po’ troppo semplice. questo lo rendeva un autore di serie b. figuratevi a cosa mi tocca controbattere a me… e vabbè. comunque, il premio me l’ha consegnato una donna davvero in gamba: Patrizia Rappazzo, che ha dirige il festival Sguardi Altrove, ormai un punto di riferimento per chi parla di donne. e l’applauso più grande è andato alla bravissima e tenera Giulia Quintavalle, che è davvero una forte, non solo perché ha vinto un’oro, ma perché a starle vicino si fa fatica a non abbracciarla forte per dirle che le si è vicino.

la mia piccola leonessa d’argento la dedico, col cuore, a tutte le ragazze che mi hanno letto e mi hanno scritto e che mi hanno fatto sentire un’amica, una confidente. l’affetto non ha nulla a che vedere con il merito. però questa dedica è il mio modo per ricambiare il sostegno che -senza saperlo- mi hanno dato in questi mesi.

idioti da web


google ci rende stupidi è il titolo di un bell’articolo apparso su Internazionale di luglio 2008. mi è tornato alla mente stamattina quando ho aperto la mail e ci ho trovato l’ennesima mail neofascista sottoforma di parabola su quanto sia giusto e caritatevole odiare gli immigrati parassiti.
ora: non ho voglia di litigare.
però ho ricordato a questo amico virtuale che la propaganda fascista è ancora un reato in questo paese. e, come tale, passibile di denuncia alle autorità.

siccome lui mi ha risposto dicendosi in buona fede, l’ho invitato ad assumersi la responsabilità di quello che scrive, anche se lo inoltra. e questo semplice gesto dell’inoltrare, mi ha fatto ricordare quell’articolo che parla del fatto che, immersi in un flusso vorticoso di informazioni, spesso le prendiamo senza avere il tempo (e la voglia) di rielaborarle.

oltre a questo, sono davvero stanca, per non dire scoglionata dell’ignoranza come atteggiamento mentale. perché l’ignoranza altro non è che questo: gli occhi che guardano sempre nella stessa direzione; le nozioni che escono come quaquaraquà di una paperetta.
siamo immersi in una realtà in cui è molto facile manipolare l’opinione dei più. in qualche modo google ci rende davvero stupidi.
ovvero: ci educa a ricevere informazioni e a farle nostre senza avere il tempo di rielaborarle.
è in atto una subdola ri-educazione delle menti per spostare l’attenzione dai veri problemi di questo paese e buttarli su un’entità assolutamente impersonale, detta l’illegale o il clandestino.
nelle favole dei bambini è l’uomo nero.
nell’europa buia della controriforma erano le streghe.
è una tecnica di controllo sociale vecchia come il mondo: quando chi governa perde controllo, fa sì che la gente si ammazzi a vicenda.

stendhal scriveva che le guerre dovrebbero essere combattute così: i capi di stato dentro lo stadio a fronteggiarsi e il popolo sugli spalti a fare il tifo. invece, succede il contrario, sempre.

i veri problemi di questo paese sono:
– il debito troppo alto, che pesa su una parte della classe media
– una casta di politici corrotti e immersi in privilegi immeritati
– un clero invadente mantenuto dallo stato
– i molti stati nello stato: mafiosi, camorristici, le logge
– conflitti di interessi estesi in maniera capillare a tutte le caste (informazione, magistratura, garanti, banche)
– nicchie di priilegiati e corporazioni di cartello (banche, assicurazioni, PA)
e ancora molti altri problemi.

onestamente, un immigrato che guadagna 500 € al mese (se è fortunato) sfruttato per 14 ore mi fa meno paura delle persone rispettabili che lo sfruttano.
una società consumista produce rifiuti di ogni genere; anche rifiuti umani. esistono persone che sono considerate non persone. in italia, questa etichetta la si appiccica ai clandestini, agli immigrati, agli irregolari.

io ho un’anima e sono dotata di comprensione per i miei simili meno fortunati.
se qualcuno sbaglia, voglio che sia punito.
e so che la giustizia che non funziona, non funziona prima di tutto per me.
e siccome leggo le statistiche, so che la violenza sulle donne avviene (principalmente) in casa, che l’ingiustizia occupazionale è da imputare a una politica del lavoro criminale perpetrata dagli ultimi cinque governi, che la violenza nelle strade è alimentata dai rigurgiti neofascisti che si nutrono anche della mail che si fanno girare con leggerezza, che l’informazione è faziosa e che, tra un violento che aspetta solo la domenica per far saltare lo stadio, un poliziotto armato e indottrinato, e un immigrato dalla faccia poco rassicurante, non faccio distinzione nel mio sentimento di paura.

PS: per la cronaca, il tizio mi ha anche risposto dicendo che lui ha un sacco di amici stranieri e che non ha niente contro nessuno. non so perché, ma mi ha tanto ricordato quella cosa che tutti i gay sono molto sensibile però, ehi, stai ben lontano dal mio culo!

una giornata perr il cuore. qualunque cosa questo significhi



Oggi, domenica 28 settembre 2008, in oltre 100 paesi del mondo, si celebra l’ottava edizione della GMC, ovvero della Giornata Mondiale per il Cuore. Per questa edizione, lo slogan è: “Conta su di te. i numeri giusti fanno bene al cuore”. L’iniziativa è della World Heart Federation e in Italia viene promossa dalla Fondazione Italiana per il Cuore con la collaborazione della Federazione Italiana di Cardiologia e di Conacuore. Si premierà anche chi è il Campione del Cuore 2008, ossia la persona che al suo cuore ci tiene di più in tutto il mondo: tra tutti, è quello che ha il cuore più curato e meglio accudito.

Con un occhio più ironico, possiamo pensare che questa giornata possa essere dedicata a tutti i mali del cuore, che sono molti, moltissimi, quasi tutti senza sintomi. A volte è difficile anche ricercarne le cause e spiegarne le conseguenze. Però le cicatrici le sentiamo, costantemente, e ce le portiamo dentro come un male cronico.

Siccome questo è il mese delle iniziative, vi segnalo anche che venerdì 26 settembre è stata la Giornata Mondiale della Contraccezione. Una giornata piuttosto malinconica, a dire il vero, perché la SIGO – Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia ha rivelato che per molti giovani la contraccezione resta un problema da donne. La campagna ha un titolo significativo: SCEGLI TU.
Il tema è più che attuale, l’ignoranza ancora troppo diffusa. Ma i dati emersi dal sondaggio SIGO rivelano due dati che ci lasciano ben sperare: le ragazze (e anche i ragazzi) cercano continuamente informazione di qualità, anche da canali alternativi alla scuola e alla famiglia. E, in caso di pericolo, scelgono di non arrangiarsi, ma si rivolgono preferibilmente alla famiglia e al medico, chiedendo prima di tutto comprensione; e poi un aiuto che tuteli la loro salute e la loro dignità.

geniali !

Alitalia è ormai una fonte inesauribile di buonumore.

nonostante il mondo sia in subbuglio, le prime pagine dei nostri giornali sono occupate da flumicinio e malapanza.
in Israele, una donna sta guidando la formazione di un nuovo governo perché il primo ministro deve rispondere di corruzione. ciò implica due cose:
1. esistono paesi dove le cinque più alte cariche dello stato devono rispondere dei reati di cui sono accusate e, per decenza, nei tempi del processo rinunciano al loro ruolo pubblico.
2. esistono paesi dove le donne sono considerate in base alla loro bravura e non perché ci sono delle ipocrite quote rosa, in cui sta scritto che se non c’è almeno una donna ogni cinque uomini ‘fa brutto’.
la crisi bancaria dilaga.
il petrolio fa sobbalzare i mercati.
ci sono stati rapimenti in egitto.
più molto altro che non mi dilungherò a elencare perché c’è qualcun altro che fa questo lavoro mglio di me.
però Alitalia è incredibile. i piloti mi fanno ammazzare letteralmente. per fortuna, io non volo con Alitalia e mi ammazzo solo dalle risate.
ma vi segnalo che ieri i piloti dell’ANPAC hanno dichiarato:
siamo stressati. potrebbero succedere incidenti.
la cosa più sconvolgente (e anche rivelatrice) è che l’hanno detto seriamente, convinti.

due giorni fa, invece, si sono offerti di superare l’offerta CAI mettendo insieme le liquidazioni, i tfr e gli stipendi già accumulati.
allora, proverò anch’io a fare la stessa cosa col mio salumiere: gli dirò che gli pago la spesa (oggi) con i resti che mi darà (domani). considerando che, in media, ad ogni spesa ho delle monete di resto, non ci vedo niente di male. anzi mi sembra un bel risparmio di tempo e di seccatura, che almeno ci leviamo di torno tutte quelle monetine.
un vero colpo di genio. complimentoni all’ANPAC.

nel frattempo, aspettiamo che l’ENAC sia l’unica con un po’ di palle e dopodomani revochi le licenze di volo. sabato finirà la benzina per gli aerei. venerdì scioperano le ferrovie. io mi sto allenando per farmi gambe e anche voi dovreste fare lo stesso: il futuro è nella bicicletta, nelle scarpe comode e …nella webcam.
come diceva la TIM in una vecchia campagna e la Vodafone recentemente: siamo al centro del nostro mondo che è tutto intorno a noi.
ci credo: qui per fare più di dieci kilometri è un dramma!

mi sono persa qualcosa

ieri sera sono andata al cinema.
ogni tanto mi chiedo perché non ci vado più spesso, perché il cinema mi piace. nonostante il pubblico, che è peggio nelle multisale e un po’ meno peggio nei cinema-cinema.
sono andata a vedere l’ultimo film dei fratelli coen, ‘burn after reading’.
molto divertente, devo dire. una sceneggiatura geniale e tutti gli attori reggono. si vede che si sono divertiti.

l’ingresso mi è costato setteeuroesettantecentesimi.

7,70€ a casa mia valgono circa 15.000 £.
con quindicimilalire, mica tanto tempo fa, andavo al cinema e poi ci stava pure da bere e anche una pizza. certo, tutto un po’ tirato. però ci stava.
esattamente…cosa mi sono persa nel mezzo??

in-sight

ieri sera è passato a trovarmi un amico. sua moglie fa la psicoterapeuta e lui mi ha parlato dell’in-sight, ovvero di quelle cose che dette, anche senza intenzione precisa, lavorano da sole nella nostra coscienza in maniera autonoma per un tempo indefinito. e che un giorno, come la lampadina di archimede, diventano improvvisamente delle verità così ovvie e lampanti da cambiarti la vita.

pensavo a queste lampadine: quante se ne sono accese nei miei pochi anni e quante, senza che io voglia (o possa) ammetterlo, stanno lavorando per farmi cambiare di nuovo.

ci pensavo oggi che finisco il mio primo digiuno invernale.
prima di gennaio, voglio farne altri due. il digiuno è entrato nella mia vita come la pratica di rifugio più rassicurante. quando digiuno, mi sento davvero bene. è il corpo che risponde e, devo dire, risponde sempre perfettamente. mercoledì tornerò a un’alimentazione regolare, dopo qualche giorno di reintegro graduale.
gandhi diceva che tutti possono digiunare; ma ci vuole saggezza nell’interrompere il digiuno.

ho osservato in questi giorni come il digiuno metta a disagio le persone che mi sono vicine. al cibo sono legati momenti di vicinanza e convivialità. rifiutare il cibo è rifiutare la persona che lo offre. inoltre, il nostro istinto animale ci fa digiunare quando in noi sono in corso stati patologici o infiammatori, come cronicità,febbre o infiammazioni. dunque, inconsciamente, leghiamo il digiuno alla malattia.
quando io dico che sono in digiuno, la prima reazione è di rimprovero. lo vedo soprattutto nelle donne adulte, che hanno imparato ad adottare il codice della madre. la seconda è di derisione o svilimento: mi si chiede perchè, se voglio dimagrire o se fingo. poi, qualcuno abbandona e si allontana, anche fisicamente. la maggior parte mi chiede dettagli e qualcuno mi dice che vorrebbe provare.
regolarmente, poi, vengo rifiutata. nel senso che le occasioni in cui si sta insieme sono legate indissolubilmente alla possibilità di consumare cibi o bevande dal gruppo. e il gruppo, per sua stessa definizione, non ammette che un individuo si mantenga isolato.

le uniche persone che non hanno mai giudicato il mio digiuno secondo questo schema sono due: rinaldo, che ieri sera ha condiviso con me una tisana; e paolo, che come padre ha un medico che utilizza regolarmente il digiuno per curare con successo i suoi pazienti per stadi infiammatori (per la peritonite bastano due giorni) e tumorali.
i miei colleghi, che hanno assistito al mio ottimo stato giorno dopo giorno, hanno finito con l’accetare la cosa, pur senza capirla.

oggi, a chiusura di questa settimana, mi sono regalata un giorno di solitudine.
questa mattina sono uscita a comprare della musica classica. barocca, per la precisione. scarlatti e bach, a dirla tutta.
poi ho chiesto al mio fidanzato di non disturbarmi e mi sono immersa nella lettura di Giordano. ‘La solitudine dei numeri primi’ è un buon libro. capisco perchè sia piaciuto molto.
io mi sono ritrovata in molte fasi che passa alice, la coprotagonista insieme a mattia.
il suo dolore interiore che diventa uno stato anoressico permanente e un egoismo ottuso e inspiegabile, sono per me fasi note. l’anoressia del corpo è anche anoressia del cuore.
mattia e alice hanno ognuno un dolore proprio che gli segna l’esistenza, giorno dopo giorno. ma in questo libro, la solitudine è palpabile. così come l’assenza del desiderio di riprodursi.
a mio avviso, due sono i punti di forza nello scritto di giordano.
il primo, è un presente fatto di silenzio e di pudore, di distanza dall’altro, di gesti che si finisce sempre per non fare perché sarebbero inappropriati. tutti i suoi personaggi sembrano pentole a pressione. invece sono solo dei normali sconfitti.
e poi c’è il senso del diventare adulti, ovvero del prendersi le responsabilità dei proprio gesti, misurandone sempre le conseguenze. nonostante il dolore e le cicatrici, in qualche modo, la vita va avanti. a volte per scelte impulsive. a volte perché si decide fingendo di non farlo, come se le cose potessero prendere davvero una direzione in piena autonomia.
c’è un punto, verso la fine, in cui alice sente che mattia è il suo amore per la vita. e un modo c’è per tenerselo. quello di alice e mattia è un amore che è nato vicino a un baratro e solo lì può continuare a esistere. basterebbe una sola parola di lei ed entrambi saprebbero tornare nella dimensione che li ha uniti.
ma poi lei non lo fa perché sarebbe egoista.
è un bel momento nel libro: una scelta consapevole; perché, da adulto, sai che la vita è fatta di cose piccole, una dietro l’altra, come le tessere del domino. e che, a un certo punto, se fai scoppiare una bomba, puoi cambiare tutto d’improvviso, certo. ma poi devi di nuovo rimettere insieme le tessere, una dietro l’altra.

se devo essere sincera, la mia debolezza, in questo digiuno, è stato non riuscire a rinunciare alla mia vita virtuale.
ma ce ne saranno altri, in futuro.