Posts by nadiolinda

ieri vent’anni fa…

…è morto Andrea Pazienza.

il più bel post in memoria lo scrive un amico a cui vi rimando, tomaso, regalandoci anche un disegno inedito.
noi qui, invece, vogliamo ricordarlo con una delle sue pagine più toccanti e acute, uno di quei ritratti intagliati a rasoiate così profonde che non possono essere ignorate. così come è impossile non stupirsi prima del dolore che si prova e poi meravigliarsi di quanto sia rosso il sangue che ci tiene vivi.

Esistono persone al mondo,
poche per fortuna, che
credono di poter barattare
una intera via crucis
con una semplice stretta di mano,
o una visita ad un museo,
e che si approfittano della vostra
confusione per passare un colpo
di spugna su un milione di frasi,
e miliardi di parole d’amore…

progetti di vita da prendere in considerazione

esiste un uomo che ha immortalato la sua vita con le polaroid, scattando un immagine per ogni giorno che ha vissuto, fino a quello in cui è morto di cancro.
un riassunto della sua vita lo trovate qui.

la tecnologia fa parte della nostra vita.
è lei la nostra vera "terza gamba" senza la quale esistere ogni giorno sarebbe essenzialmente impossibile.
più valida della forza fisica, più considerata del cuore, più affidabile della nostra stessa memoria, la tecnologia è il supporto che ci regala il senso dell’immortalità e anche della capacità di poter sempre superare i limiti fisici che il corpo c’impone.
essere tecnologici è uno stato, una forma di esistenza.
non essere tecnologici significa relegarsi a uno stato di sostanziale inferiorità. chi non utilizza la tecnologia nelle sue forme ed estensioni è il vero emarginato di quest’epoca: gli anziani, le persone con un livello di cultura informatica irrilevante se non del tutto assente, chi non ha accesso alla rete, chi non ha i mezzi base per acquisire strumentazioni.

l’altra faccia della medaglia è che non possiamo più fare a meno di inserire un filtro tra noi e la realtà. tutto quello che ci succede, lo immortaliamo con video o fotografie. le parole sono di preferenza scritte con gli sms e le chat invece che essere pronunciate di persona. spesso la scelta di un avatar -ossia di un io virtuale- è fondamentale per presentarsi agli altri. le mail prendono il posto delle lettere. gli emoticon sostituiscono le espressioni facciali. gli mms sostituiscono la condivisione di un momento.
la negazione dell’irrepetibilità è l’ansia dell’era moderna, impegnata a tentare di catturare in continuazione momenti per ripeterli all’infinito, augurandosi che siano momenti gioiosi.
e, di fatto, condannandosi all’impossibilità di viverli davvero.

io la penso facile


quando i democratici hanno presentato i loro candidati, mi sono sentita in colpa. ho pensato: ma guarda un po’. questi puntano tutto sulla novità e ti fanno scegliere: o il nero o la donna. come sono americani…

poi mi sono sentita in colpa, perché tutto il mondo ha analizzato e riveduto tutta la campagna delle primarie sotto molti aspetti importantissimi, come l’esperienza, la credibilità, il programma, la distribuzione dell’elettorato sul territorio, i background dei singoli candidati, il loro charme, la squadra scelta e l’abbinamento degli accessori durante le convention che spostava, inesorabilmente, l’ago della bilancia preferenziale.


poi ha vinto obama e nella striscia "otto e mezzo" su La7 erano tutti d’accordo: tra il nero e la donna, gli americani hanno comunque preferito lui perché è uomo. mi è venuto da pensare che la politica, in fondo, è una cosa molto semplice perché la maggior parte della persone la pensano ancora più semplice di me.

le primarie USA mi hanno molto appassionato perché pensavo che fosse possibile, in qualche parte del mondo, che una donna non bella e non troppo simpatica ma sicuramente in gamba potesse diventare presidente. che la gente desse fiducia a una donna, per una volta. e invece non è successo neanche lì. il sogno americano è una sòla.e anche questo lo sapevo già.

voglia di diffamazione

mi hanno già rotto le palle una volta e anche a lungo, per via che ho fatto nomi e ho lasciato intuire che il soggetto dei miei post non era propriamente qualcuno di cui fidarsi ciecamente.

oggi sono in astinenza da diffamazione. in più, ho dovuto stare in coda alla posta col caldo e la digestione in corso. e questo non giova alla mia simpatia.
dunque, se state per fare un finanziamento qualsiasi con FINDOMESTIC valutate che ve ne potreste pentire per un fattore che ad oggi vi è impossibile valutare.
ovvero: l’invio, continuo, negli anni, di carte di credito con fondo (di solito intorno ai 2500,00 €) che si attivano solo con il primo utilizzo.
ma, se le usate, è la fine. perchè, che siate voi o che ve le freghino, se si attivano queste carte qualcuno dovrà pagare. indovinate chi…

ad ogni modo, io e Findomestic abbiamo saldato il nostro debito anni fa.
ma loro, gentilmente, mi hanno già omaggiato, a memoria, di almeno due carte di credito gold che io non avevo richiesto ma che mi sono state recapitate via posta assicurata (con conseguente coda per il ritiro) e che ho preferito distruggere appena ricevute, per paura che chiunque potesse attivarle, sottoponendomi a un indebitamento non richiesto con tassi ai limiti dell’usura (18,3 % l’ultimo dichiarato).
se avete figli scialacquoni, consorti con le mani bucate, conviventi scellerati… fate attenzione alla vostra corrispondenza Findomestic!

altrimenti, vi allego il testo della lettera che ho oggi inviato alla responsabile di zona, intimando il nostro ritorno a uno stato di reciproca noncuranza.

Gent.le Responsabile,

Ho ricevuto l’ennesima carta di credito Findomestic che non utilizzerò.
Potrà ben intuire dal mio tono, fintamente cordiale, che questa lettera è una richiesta ufficiale di eliminazione totale dai vostri data.base. Tutti.
Il nostro debito è stato saldato ampiamente anni addietro e non vedo il motivo di continuare un’inutile corrispondenza a cui non ho mai risposto e che, per altro, mi infastidisce parecchio, moralmente e concretamente.
La ringrazio fin d’ora per far sì che torniamo ad essere perfetti sconosciuti nel minor tempo possibile.
Cordiali saluti.

molte buone ragioni per andarsi a vedere Sex & The City senza smettere di odiarlo

è uscito il film di Sex & The City.
impossibile non saperlo.
ne ha parlato tutto il mondo, quasi tutto in bene. chi non ne ha parlato, ha fatto finta che il fenomeno, percepito complessivamente come un innocuo filmetto per fashion victims un po’ stagionate e/o devote della famosa serie tv.

l’operazione, per chi è maliziosa come me, si rivela in realtà di tutt’altro genere. dunque, certo: via libera alla serata con le amiche, rigorosamente in quattro, per farsi due risate e sbirciare le lussuose  sponsorizzazioni invadenti e fin troppo evidenti del mondo della moda, del pret-à-porter, della tecnologia figacciona.
ma poi è bene farsi un’analisi di coscienza e spalancare gli occhi su quello che questo film, in perfetta linea degenerativa con la serie tv, racconta in realtà.
quando parte, nel 1998, Sex & The City è la finta trasposizione di un libro di Candace Bushnell, in cui si raccontano le squallide nottate di sballo e sesso facile a new york, di donne a caccia di affaristi individualisti ed economisti egoisti. il panorama nel libro è di quanto più deprimente e squallido si possa immaginare: la doppia faccia del sogno americano, delle ragazze che arrivano a new york con un sogno e finiscono a gambe aperte in qualche salotto raffinato e assolutamente disinteressato a loro come individui.
nel telefilm, ovviamente, tutto è edulcorato. le protagoniste sono vere e proprie bad-girls però simpatiche, già realizzate, un po’ spavalde, un po’ volgarotte, molto esibizioniste e molto disinibite (almeno nella parlantina) e soprattutto… con un gran look! portabandiera della ranch culture, sex and the city ha sdoganato le rovina-famiglie, ha messo il pubblico femminile dalla loro parte, ha affermato che essere single è bello soprattutto perché ti vesti ti atteggi come ti pare, senza renderne conto a nessuno!

ma nel corso della serie abbiamo imparato molto cose:
1. esiste un grande amore per cui vale la pena di annullarsi. e non importa che il destinatario di questo grande amore sia un individuo spregievole, incapace di comunicare i suoi sentimenti, incapace di affrontare con serietà gli impegni, incapace di offrire sicurezza emotiva, incapace di fare qualunque cosa ad eccezione di essere egoista e di fare montagne di soldi. se è destino, vale la pena di aspettare dieci anni per sposarsi.
2. se non ti sposi o non hai figli, sei una donna incompleta. anche quelle che ti raccontano di voler rimanere sé stesse e di realizzarsi nella carriera, in realtà, aspettano solo il grande amore che gli darà l’opportunità di potersi licenziare e realizzarsi finalmente come casalinghe in un bellissimo appartamento.
3. se sei coerente con quello che dici, ovvero che ti piace la tua promiscuità e libertà sessuale e collezioni anticoncezionali insieme a partner occasionali e situazioni di sesso variegate, probabilmente ti verrà il cancro.
4. con gli uomini non si può parlare, eccezion fatta per le maialate nel letto e i rimproveri.
5. la differenza tra le puttane sboccacciate e le donne emancipate la fanno gli accessori.
6. il mondo si divide tra fashion e sfigati.
7. l’unica occupazione seria di una donna è lo shopping. questo, possibilmente, dopo aver "cacciato" e "catturato" la preda facoltosa che permetta l’acquisto incondizionato di vestiti e accessori assolutamente inutili e dai costi esorbitanti.

il mio personaggio preferito è sempre stato quello di samantha. mi sta simpatica per lo stesso motivo per cui mi piace fabri fibra: è sinceramente volgare e sempre fuori luogo. samantha è la più vecchia tra le amiche di S&TC e anche la più promiscua. ama come un uomo, si dice. e poi ogni tanto si innamora.
il fatto di essere così disponibile ha direttamente a che fare con il suo lavoro: è una PR e dunque deve per forza ampliare il più possibile le sue relazioni.
e la sua storia, nel film, è emblematica.
quando inizia il film, samantha ha una relazione stabile – contro ogni previsione delle amiche. però il suo istinto di casanova in gonnella la spinge al tradimento. moralmente non vorrebbe. ma l’istinto è istinto.
per un po’, sublima il desiderio e la frustrazione con il cibo. ma quando le amiche le dicono che è ingrassata… è troppo! non si può andare oltre la taglia 38. quello è il limite vero della decenza. e allora, l’unica soluzione possibile, è tornare single.
samantha affronta la questione con il suo compagno. il dialogo è più o meno così:
Samantha – Non posso pensare solo a te. Amo di più me stessa.
Smith – Si, certo. Però per tre anni ero io che pensavo solo a te ed eri tu al centro del rapporto.
Samantha – Si, ma ora voglio tradirti e allora mangio. Ma siccome sono ingrassata (me l’hanno fatto notare tutti a NY!) ti lascio.
Smith – Capisco. Vai pure. Ti amerò per sempre.
Dopo di che, Samantha torna a NY e festeggia i 50 anni insieme alle amiche e di nuovo nella sua amata taglia 38.


ed ecco il punto cruciale del messaggio di S&TC: punta tutto sul corpo, in maniera esasperata e disperata. solo questo ti aiuterà a ottenere tutto quello che vuoi!
l’uscita del film in contemporanea con il film delle Bratz non è un caso: tutte le donne del mondo, di qualunque età, si possono così riconoscere in questo messaggio universale di puro culto della bellezza fisica e di votazione sacrificale alla perfezione del corpo.

…per favore, anche se vi divertite, non sottovalutate tutto questo.
odiatelo invece dal profondo del vostro essere individui, prima che femmine.

la spina dei miei amori

mi ha sempre affascinato la doppia faccia delle cose, ovvero: le cose che hanno una doppia faccia. cioè, potenzialmente tutte. però quelle che della doppia natura fanno la loro natura primaria…ecco, queste mi affascinano più di ogni altra cosa. mi piacciono le monete, giano bifronte, le lenzuola double-face, il maxibon, il nemico di batman due.facce, le carte da gioco e ancora tutto quello che non ho spazio per elencare ma che esiste ed esiste doppio.

e poi mi piacciono le situazioni ambigue, che hanno ragione di esistere proprio perché la loro esistenza dipende da chi le guarda e il punto di vista che gli si cuce addosso è sempre giusto, certo, ma non è l’unico.
le situazioni ambigue e relative mi elettrizzano.

così, lunedì scorso mi trovavo a roma e mica per tutti dovevo esserci.
qualcuno non lo sapeva.
i più perché ignorano la mia esistenza, alcuni perché non gliel’ho detto volontariamente e pochissimi perché era bene che non lo sapessero. la mia presenza in un giardino qualunque in un pomeriggio a caso era completamente innocua e priva di interesse, ma acquistava un’importanza abissale per quelli che NON DOVEVANO sapere. e mentre me ne stavo lì a chiacchierare con una ragazza deliziosa che forse mai rivedrò nella mia vita e anche un po’ per questa cosa mi è parso che sarebbe stato bello provarci ma poi non stava bene farlo, ho avuto una rivelazione. davvero, una rivelazione. non come quando vedi la madonna, certo. non era la luce in fondo al tunnel e nemmeno la via verso la salvezza. però ho capito una di quelle cose così lampanti e ovvie che non avrebbe potuto fare altro che rivelarmisi in questo modo.
ho capito che sono attratta da persone bipolari. soprattutto negli uomini, quello che mi attrae di più è proprio la mancanza di equilibrio.
io ho una buona opinione di me stessa e quindi ho sempre detto che i miei fidanzati erano tutti diversi tra di loro. in più, quando qualcuno mi chiede durante le presentazioni se ho un uomo ideale, io dico che non ce l’ho e che tutti i miei morosi avevano caratteristiche fisiche e caratteri completamente diversi tra loro.

e invece no, non è così. mi piacciono uomini tutti uguali, in questo senso. ovvero persone che oscillano tra un’opinione infima di se stessi e una sopravvalutazione delle propria capacità. così, quando sono da soli tendono ad autogiustificarsi, ad esaltarsi, a sentirsi esageratamente superiori al resto del genere umano. e invece all’esterno sono spesso degli zerbini, incapace di gestire le situazioni di conflitto e le tensioni, inadeguati a difendere anche i loro interessi più piccoli.
e forse, in modo ancora più perverso, mi piace osservarli in questo loro altalenante e inconciliabile squilibrio tra un estremo e l’altro, senza pace, senza tregua, senza equilibrio. e magari è questo il dramma che tiene vive le mie relazioni e alimenta i miei amori.

edilizia selettiva

un amico non di qui dice di conoscere un detto antico:

un bresciano muore con due bare, una per sé e una per i suoi desideri

il senso di questa cosa è che brescia è così frenetica e impegnata nel lavoro e negli obiettivi (non importa quali) di realizzazione personale da dimenticarsi di essere felice.
pare che questa cosa non appartenga alla mia età, dunque, ma abbia radici ben più lontane e sia nota a tutta italia. un po’ come la storia che le bresciane sono tutte puttane e che la tizia che ha vinto il primo grande fratello non ha di certo smentito… vabbé.
comunque, io penso che brescia non è peggio di altri posti e però ho un desiderio che vorrei realizzare prima di morire. vorrei vedere la mia città senza cantieri.

l’edilizia, privata e pubblica, a brescia è imbarazzante a tratti davvero sconvolgente. da sempre, è sempre stato così. sono aperti cantieri inutili, ingombranti, pericolosi, che non vengono mai smantellati a meno che, nelle immediate vicinanze, non ne vengano aperti di nuovi.
per vent’anni c’è stato un sindaco soprannominato ciro l’asfaltatore ed era un disastro di cemento e bitume ovunque. e adesso lo celebrano pure in edicola con un memoriale e un calendario, manco fosse una bella figa siliconata e invece è solo il sindaco del cemento.

a volte ritorno!

eccomi.
quasi due settimane ho gironzolato, fingendo di conciliare il lavoro con la promozione del libro che, però, in realtà è stato più un conciliare il sonno, che quello invece non manca mai. ma io mi chiedo come fanno quelli che dormono cinque ore e stanno benissimo sempre e invece io mi incazzo a morte e sono brutta come l’orco se perdo anche solo mezzora delle mie meritatissime notti d’amore con morfeo.
e insomma, questo è stato il giro: vienna, poi cagliari, poi roma, poi forlì, poi modena, poi venezia, poi casa. tutto benissimo. a cagliari e a modena ho presentato il libro, come già si sa.

a cagliari è stato molto divertente perché pierfrancesco loche e alessandra [in arte lucy d. o anche pornosnob, come più vi piace] facevano finta di fare l’angelo e il diavolo. ma la libreria murru, che ci ha ospitato, era bellissima e piena di gente di tutti i tipi, che ridevano e facevano domande e insomma siamo andati via ben dopo l’orario di chiusura. è stata l’unica volta che la saracinesca non l’ha avuta vinta sui presenti!
molto bene anche a modena, dove gisy scerman e io siamo state presentate da roberto baldazzini, fumettista erotico dall’aria assai bonaria e innocua. anche se si sa che il diavolo si concia sempre da ingenuotto e innocuo assai.
e allora così alla fine sono tornata e pensavo di scrivere un sacco di cose su questo viaggio. invece ne scrivo solo una.


a cagliari ho conosciuto una ragazza assai sfiziosa che di nome fa valentina. cagliari è una città fatta a modo suo, nel senso che c’ha delle mode che ci sono solo lì e che però, in quel posto, le seguono tutti. il 2008 è l’anno della noia. tutti si annoiano e lo dicono e dicono che sarebbe più fiko vivere a milano ma che tanto a milano poi ci si annoia uguale. e infatti io ho conosciuto un gruppo di tizi che mi hanno detto "ma dunque vieni da milano? ma che si fa a milano? in fondo, c’è mica tanto da fare. dai dillo che ci si annoia anche lì". e io non sapevo davvero dove partire a ribattere perché era tutto così una mega stronzata che metteva tristezza.
e questa valentina, insomma, lei fa l’avvocato e sta in un paese. e per il cagliaritano questo vuol dire ancora più noia. tanto che valentina un po’ ci crede e dice che forse non è contenta della sua vita e magari vuole spostarsi. allora io le dico: "vieni a trovarmi. così vedi che anche dalle altre parti, in fondo, non si vive né meglio né peggio. non dipende dal posto. è solo che il posto è diverso".
e allora valentina mi guarda e dice: "si, lo so. solo che l’ho dimenticato. allora ho bisogno di spostarmi per ricordarlo bene".
ecco. questa cosa del perdere le certezze e di spostarsi per ritrovarle mi è rimasta addosso per tutto il viaggio e mi è pesata un po’ come lo zaino che è lievitato da 8,3 kg della partenza a 13,2 kg dell’ultimo volo preso. e forse dopo era anche di più.
pensavo che quando sono arrivata la prima volta a lisbona ho sentito a pelle che era la mia città e che lì io, per come ero, sarei stata più felice. e invece sono anni che non ho più questa sensazione. così mi chiedo se è perché sono già come meglio potrei o se, più razionalmente, certe cose non mi emozionano più.

oggi è uscito anche un bell’articolo di Laura Gorini per CityVox che qui vi posto.
bentornati. mi sono mancati i miei amici virtuali…