dunque, ieri mi ha smerdato la mia ex vicina di casa che si è riconosciuta nella parrucchiera lesbo. io ho spiegato che è un romanzo e che i fatti suoi non mi interessano così come so bene che non iteressano a nessuno. ma la verità è che a lei il libro le ha fatto cagare e su questo non ho nulla da eccepire. me mi ricordo cosa legge e cosa c’era nella sua libreria e penso alla sua tristissima situazione di vita e per prima cosa smetto di risponderle perché tanto non voglio far prediche a nessuno e anche poco dopo mi torna il sorriso e tutto torna bello, bellissimo, splendido splendente.
ma poi ieri sera mi chiama un’altra donna che conosco e che non vedo da tanto e mi chiama per due motivi.
primo, perché ha il mio numero di telefono e tutti quelli che ce l’hanno, anche se non li sento da anni, in questi giorni si sentono autorizzati a usarlo. ma il vero motivo per cui mi chiama è un altro.
la mia amica che non sento da tanto si è riconosciuta nel personaggio della parrucchiera lesbo che non tromba da anni perché ha problemi con il sesso e con i rapporti di coppia. mi ringrazia perché le pagine che ho scritto e la situazione di contorno l’hanno fatta molto ridere e così ha esorcizzato un po’ quel brutto periodo che, per fortuna, è passato.
ecco. la situazione attuale vede almeno due persone che si sono riconosciute con convinzione nello stesso personaggio. io decido che – a parte la mia ex vicina di casa che ha sprecato dieci messaggi per palettarmi di merda e che si meriterebbe ben più delle cortesi risposte che le ho dato – da oggi non perderò più tempo in spiegazioni. ho scritto un romanzo. siccome sono un’esordiente e in più ho un modo di vivere che mi fa riflettere su quello che mi succede, allora prendo spunto da situazioni reali per farne astrazione e deduzione.
ma è un romanzo !! ecco che cos’è.
se ti riconosci con certezza in uno dei personaggi, anche se non ci siamo mai incontrati, sicuramente è così, sicuramente sei tu. anche se non ti ho mai visto, non so chi sei, non ci siamo nemmeno incontrati e non ci incontreremo mai, sicuramente ho parlato di te.
via: è partito il sondaggio. e adesso quasi quasi ci faccio anche un concorso o una lotteria. ho difficoltà col premio, ma qualcosa inventerò.ecco il titolo: nadiolinda ha scritto di te. chi sei? trovati!

siccome il libro non l’ho ancora letto, posso recensire solo la serata.

volto il collo, non si sa mai. considero che fa davvero un cazzo di caldo. poi mi frugo nelle tasche. tiro fuori i miei telefonini. due, per la precisione. con la mano destra ne butto fuori uno dal finestrino sinistro. sull’asfalto si sente ta-tlank-ta-clonk-crrr. poi cambio la mano sul volante. prendo l’altro con la mano sinistra e lo butto fuori, con un po’ più di slancio, dal finestrino destro. sull’asfalto si sente tlock. considero che forse l’indistruttibile nokia funziona ancora. ma poi considero anche che ho fiducia nella transpolesana e nel suo traffico mediamente intenso di automezzi pesanti. la sensazione immediata e di enorme sollevo. e infatti proseguo il viaggio e alzo la radio.
io, la zia cablata;









io, invece, quando penso a quest’episodio del messaggio vengo assalita da una sensazione di tristezza infinita e di squallore. e mi viene in mente stasera, mentre sto a mollo nella vasca da bagno, stanca, e ripercorro una telefonata che ho ricevuto oggi dalla moglie di un amico. simpatica. dalla voce, secondo me è pure figa. il mio amico è un amico vero e importante ed è un omone grande e grosso e tanto buono. che però, come chiunque, è prigioniero di alcuni stereotipi. il suo, in particolare, è uno stereotipo molto milanese: ha fatto carriera, c’ha i soldi, il suv e le amanti internazionali. non è il punto più alto della sua vita e io e lui sappiamo che non lo rende felice. ma è un suo stereotipo e se lo porta dentro. come un’ernia.